«Migliaia, milioni di individui
lavorano, producono
e risparmiano
nonostante tutto quello
che noi possiamo inventare
per molestarli,
incepparli,
scoraggiarli

È la vocazione naturale
che li spinge;
non soltanto la sete di denaro

Il gusto, l'orgoglio di vedere
la propria azienda prosperare,
acquistare credito,
ispirare fiducia
a clientele sempre più vaste,
ampliare gli impianti,
abbellire le sedi,
costituiscono
una molla di progresso
altrettanto importante
che il guadagno

Se così non fosse,
non si spiegherebbe come
ci siano imprenditori
che nella propria azienda
prodigano
tutte le loro energie
e investono tutti i loro capitali
per ritrarre spesso utili
di gran lunga più modesti
di quelli che potrebbero
sicuramente e comodamente
ottenere con altri impieghi»


LUIGI EINAUDI

 

l'avventura di una famiglia
storia di un tesoro archeologico
nascosto nelle cantine di un'osteria



«Ci troviamo ora ogni sera di libera uscita per pranzare in qualche osteria noi due soli, da Sciarra, alla Gitana, alla Mezzaluna, all'Orso Bianco, all'Oste Secco. […]
La sera prima da Sciarra, gli ho detto che gli volevo molto bene, che gli ero affezionato e che l'amavo».
[Pier Vittorio Tondelli, «PAO PAO», Feltrinelli, 1982]
Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto da quando, nel dicembre del 1984, nei sotterranei della trattoria, è stato ritrovato il Pozzo della Cava.
Da quel momento è cominciata la metamorfosi che ha trasformato una trattoria per militari in un appuntamento immancabile con la storia e l'archeologia di Orvieto: sono stati riportati alla luce altri ritrovamenti, i sotterranei sono stati aperti al pubblico, la trattoria si è ristretta, si è evoluta, ha fatto spazio all'archeologia, divenendo -rivista e corretta- uno dei servizi aggiuntivi del percorso di visita alle grotte.
Ma sono sempre gli Sciarra, con nuove competenze e la consueta voglia di fare, a gestire e coordinare tutte le attività di quello che è per ora l'unico monumento italiano a gestione familiare.
Gli occhi stupiti di quelli che erano militari venti o trenta anni fa ci fanno capire che il mutamento è stato consistente, mentre i sorrisi degli operai che alla fine della giornata passano ancora al nostro bar per un buon bicchiere di vino ci dicono che la trasformazione è stata indolore.
È una storia che raccontiamo senza nascondere una punta di orgoglio, un piccolo esempio di come, nonostante mille ostacoli, la passione e la tenacia di alcuni privati abbiano dato il loro contributo, seppur minimo, all'immenso patrimonio di beni culturali del nostro territorio.
E non abbiamo di certo finito le idee…




 
l'avventura
di una famiglia