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L'ultima grotta è la più grande dell'intero percorso e il
suo soffitto irregolare, che segue le fessure naturali della
roccia fino ad una altezza di 14 metri, fa ritenere che
si tratti anche della più antica.
Quando nell'800 fu realizzato il grande muraglione che sostiene
la via sovrastante e che costituisce la parete destra della
grotta, gran parte del tufo necessario fu estratto direttamente
da questa cavità.
Sono ancora visibili i segni dei cunei per l'incisione dei
blocchi e le sfaldature del tufo dovute all'attività estrattiva,
che ha cancellato gran parte delle testimonianze etrusche,
medievali e rinascimentali presenti.
Restano tuttavia ben leggibili i segni di una scalata di
accesso, posta nella parte più alta della grotta, diverse
nicchie di differenti epoche, dei piccoli canali e alcune
vasche, una delle quali ancora intonacata con la malta originale.
Il ritrovamento più importante è forse costituito dal fondo
di un pozzo, nella parte centrale della grotta; le rovine
ottocentesche non permettono però di stabilire se sia stato
scavato per realizzare una cisterna, un silos per il grano,
un pozzo votivo o altre sepolture. L'uso del «Pozzo numero
2» sembra quindi condannato a rimanere nel mistero.
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