Quando Papa Clemente VII ordiṇ di scavare il Pozzo della
Cava, fu necessario demolire una parte di una abitazione
privata per realizzare un grande arco che permettesse alla
cittadinanza di attingere acqua direttamente da
Via
della Cava.
Nel 1646 le autorità comunali ordinarono la chiusura del
pozzo, provvedendo a far murare completamente il grande
arco realizzato nel secolo precedente, ed apponendovi una
lapide in cui si ricordava ai cittadini la presenza di un
«pozzo di acqua sorgiva» chiuso «per giusti
motivi».
Come accennato nella pagina dedicata alla
storia
del Pozzo della Cava, una credenza popolare vuole che
sia stato chiuso perché vi erano stati gettati cinque
ufficiali francesi che avevano tentato di violentare le
donne del quartiere.
Secondo altre ipotesi, invece, la chiusura del 1646 andrebbe
fatta risalire al periodo della guerra di Castro, durante
il quale l'intera Via della Cava fu trasformata in una fortificazione,
murando tutte le aperture e i vicoli che vi si affacciavano.
I lavori del 2004 hanno ripristinato il grande arco rinascimentale,
collocando, dove si trovava la vera originale, un piccolo
puteale in pietra disegnato seguendo le linee del basamento
della cisterna di Piazza del Popolo, ad Orvieto, fatta realizzare
dallo stesso Papa Clemente VII.
La rimozione della lapide apposta al momento della chiusura
ha poi permesso di scoprire che l'iscrizione era stata scolpita
sul retro di
una spessa lastra
di marmo altomedievale con dei bellissimi bassorilievi in
stile carolingio,
proveniente dai sotterranei della Collegiata dei Santi Andrea
e Bartolomeo*, a circa duecento metri dal Pozzo
della Cava.
* altre ipotesi sugeriscono addirittura una provenienza
dalla antica cattedrale di Santa Maria Prisca, abbattuta
per edificare l'attuale Duomo