…era un
giorno come mille altri per i pastori di Bethlehem…
…poi arrivò quell'Angelo…
Alla base un'idea semplicissima: immaginare di giungere
nelle grotte dei pastori nei pochi attimi che trascorsero
tra la nascita di Gesù e l'arrivo dell'Angelo...
Solo il visitatore era partecipe delle tre realtà ancora
separate: i pastori, ignari, intenti alle loro occupazioni
quotidiane, la materializzazione di un angelo del Signore,
e una nascita in una normale famiglia palestinese, con Giuseppe
che intona il canto di ringraziamento a Yaweh, in quello
che era ancora un giorno come tanti altri.
Per farlo abbiamo costruito la figura di un angelo di luce,
che fosse nel contempo testimone di un Dio buono e potente,
che rassicurasse e insieme incutesse quel "timore"
proprio del divino.
Un angelo di luce che galleggiava nell'aria, sospeso all'interno
del Pozzo della Cava a oltre trenta metri sopra l'acqua.
Senza braccia, con le ali attaccate alle spalle, come la
Nike di Samotracia.
Con un turbante in testa, come Alessandro Magno della Battaglia
di Isso.
Con le ali protese verso l'alto, come gli angeli degli affreschi
di Luca Singorelli nel Duomo di Orvieto.
Con il torace e le proporzioni dell'Uomo di Leonardo da
Vinci.
Con una veste candida, come quella della Vergine della Annunciazione
di Rossetti.
Secoli di citazioni per rappresentare insieme il candore
e la forza, la dolcezza e la potenza di un essere senza
sesso, senza età e, soprattutto, senza mani.