Sensazionale scoperta
nelle nuove grotte
del Pozzo della Cava
La scorsa settimana, in occasione della manifestazione "Orvieto
con Gusto", sono state aperte al pubblico, dopo quattordici
mesi di lavori, le
nuove grotte del Pozzo della Cava.
Questo ha permesso di
raddoppiare il percorso di visita del
pozzo e di collocare il nostro complesso archeologico tra i
più importanti insediamenti ipogei del centro Italia.
Oltre alla bellezza e alla grandezza delle grotte (l'ultima
del percorso rag-giunge i 14 metri) e alla loro fruibilità (è
uno dei pochissimi itinerari sotterra-nei italiani
visitabili
senza l'ausilio di una guida o di un accompagnatore esperto)
ad accrescere notevolmente il valore dei nuovi ambienti è anche
l'eccezionalità di una scoperta archeologica effettuata al loro
interno.
Nonostante una infinita serie di riutilizzazioni e trasformazioni
che rendono difficilissimo interpretare sia l'uso originario
che le successive modifiche delle cavità, sono ben identificabili
alcuni elementi ricorrenti, come vaschette, canali di scolo
e fori passanti, su cui si sono sbizzarriti alcuni archeologi
delle università di Perugia, Viterbo e Macerata, suggerendo
le ipotesi più svariate, da un allevamento di animali ad una
necropoli, da una enorme cisterna mai ultimata ad un insediamento
abitativo, da una follonica ad una conceria, e qualcuno ha perfino
avanzato l'idea di un impianto pseudo-termale.
Fortunatamente, però, come spesso avviene in archeologia, le
conferme arrivano per analogia, e la presenza di due nicchie
con una vaschetta late-rale, avvalorano la tesi della
necropoli
rupestre; strutture praticamente identiche si trovano infatti
nelle tombe più antiche di Norchia, nel Lazio, che presentano
anche altre analogie con le nostre grotte, come i solchi orizzontali
lungo le pareti e una moltitudine di fori passanti attraverso
il tufo. L'eccezionalità di una tale scoperta sta nel fatto
che
fino a qualche anno fa non erano mai state rinvenute,
nel nostro territorio, sepolture risalenti al primo periodo
di permanenza degli Etruschi ad Orvieto.
La presenza concomitante di sepolture arcaiche (antecedenti
al V sec. a.C.) e di cisterne, cunicoli e pozzetti etruschi
più recenti (V - IV sec. a.C.) conferma le ipotesi degli storici
e degli archeologi ottocenteschi, che parlavano di un ampliamento
della zona abitativa etrusca, inizialmente confinata alla sola
parte centrale della rupe. Negli ultimi anni queste tesi erano
state velocemente accantonate da alcune scuole archeologiche
contemporanee, che hanno assegnato a via della Cava il ruolo
di accesso del centro abitato già dai primi insediamenti, e
non quello di originario avvallamento adibito a campi e sepolture,
come volevano Fumi e Perali. Finalmente
al Pozzo della Cava
sono emerse le prove che i nostri antenati avevano ragione,
con buona pace degli archeologi abituati a ragionare per assiomi.
Il nostro complesso ipogeo non è nuovo a storie del genere:
già nel 1985, infatti, il rinvenimento di una fornace quattrocentesca
ha dimostrato una produzione di maiolica ad Orvieto anche
nel XV secolo, ritenuto fino ad allora il periodo buio della
nostra ceramica.
Nel 2001, poi, il ritrovamento di una muffola rinascimentale
ha aggiunto anche il '500 al disciplinare ceramico orvietano,
facendo riscrivere un'altra pagina di storia della preziosissima
maiolica "a riverbero" del centro Italia.
E non possiamo non ricordare che è solo del 1999 la scoperta
(effettuata da parte del ricercatore orvietano Lucio Riccetti
a seguito del rinvenimento di una lettera autografa di Antonio
da Sangallo il Giovane) che
il primo pozzo realizzato ad
Orvieto su commissione di Papa Clemente VII fu quello della
Cava e non quello di San Patrizio, come si era sempre creduto
fino ad allora. Contemporaneamente venne alla luce che il tufo
estratto dal Pozzo della Cava sarebbe stato in parte utilizzato
per la costruzione di Palazzo Pucci, altro cantiere orvietano
diretto dal Sangallo.
Ed ora è toccato agli etruschi ed alla storia della antica Velzna
ricevere uno scossone dalle scoperte del nostro complesso ipogeo.
Tra gli altri ritrovamenti delle nuove grotte, comunque, non
va dimenticato anche
un secondo Pozzo della Cava, più
piccolo e senz'acqua, il cui uso sembra condannato a rimanere
nel mistero per sempre. Quando nell'800, infatti, fu realizzato
il grande muraglione che sostiene la via sovrastante e che costituisce
la parete destra delle nuove grotte del Pozzo della Cava, gran
parte del tufo necessario fu estratto direttamente da queste
cavità. Sono ancora visibili i segni dei cunei per l'incisione
dei blocchi e le sfaldature del tufo dovute all'attività estrattiva,
che ha cancellato gran parte delle testimonianze etrusche, medievali
e rinascimentali presenti.
I primi visitatori (dato il poco tempo dalla apertura si tratta
solo di alcune centinaia) hanno già dimostrato di apprezzare
molto i nuovi ambienti e la loro risistemazione, avvenuta nel
massimo rispetto dell'esistente.
Nel prossimo mese di gennaio inizierà l'ultimo dei cantieri
del Pozzo della Cava, che darà all'intero percorso un nuovo
ingresso ed un nuovo allesti-mento della zona espositivo-museale,
ripristinando il grande arco sulla via con la vera del pozzo,
come fu ordinato da Papa Clemente VII nel 1527 al momento del
suo arrivo a Orvieto.
Contavamo di poter eseguire questi lavori entro il 2003, ma
le inevitabili lungaggini per le autorizzazioni necessarie hanno
fatto slittare sia il cantiere che l'inaugurazione definitiva
del nuovo complesso.
Le nuove grotte sono comunque visitabili tutti i giorni -lunedì
escluso- dalle 8,00 alle 20,00. Il biglietto intero è di 3 euro,
2 il ridotto (riservato a bambini, studenti, anziani, possessori
dei biglietti del Pozzo di San Patrizio e Soci Touring Club).
MS