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Umbria
OnLine.com
25 novembre
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due lunghi articoli sul pozzo e le grotte (nella parte dei
monumenti)
e sul presepio (nella sezione delgi eventi)
Pozzo della Cava
e le sue grotte
Ad Orvieto, nel cuore del quartiere medievale, si trova
un suggestivo percorso sotterraneo fatto di grotte ricche
di ritrovamenti archeologici recentemente riportati alla luce
dopo secoli di silenzio.
Senza dubbio la struttura più importante del percorso è il
Pozzo della Cava: un enorme foro nel tufo di 36 metri di profondità,
ordinato da Papa Clemente VII nel 1527 per attingere acqua
sorgiva in caso di assedio (lo stesso motivo che negli anni
successivi portò allo scavo del Pozzo di San Patrizio, dalla
parte opposta di Orvieto).
Fu scavato tra il 1528 e il 1530 ampliando un pozzetto etrusco
della tipologia “a peda-role”, ancora oggi visibile. Fu chiuso
nel 1646, in occasione della guerra di Castro. Da allora più
nulla si è saputo del pozzo -fatta eccezione di qualche documento
in cui si parla di cadaveri gettati al suo interno- fino al
suo ritrovamento, avvenuto nel 1984. Nel 1996 è poi stato
svuotato dei detriti accumulatisi nel corso dei secoli ed
è stata di nuovo raggiunta la falda acquifera.
È solo del 1999 la scoperta (effettuata da parte del ricer-catore
orvietano Lucio Riccetti a seguito del rinvenimento di una
lettera autografa di Antonio da Sangallo il Giovane) che il
primo pozzo realizzato ad Orvieto su commissione di Papa Clemente
VII fu quello della Cava e non quello di San Patrizio, come
si era sempre creduto fino ad allora. Il tufo estratto dal
Pozzo della Cava sarebbe stato in parte utilizzato per la
costruzione di Palazzo Pucci, altro cantiere orvietano diretto
dal Sangallo.
Accanto al pozzo, nelle grotte che ne costituiscono il percorso
di visita, sono visibili anche i resti di due fornaci di ceramica:
una medievale (con gli ambienti di lavoro, numerosi scarti
di fabbricazione ed alcuni interessanti strumenti di lavoro)
ed una rinascimentale dalla classica forma “a muffola”, utilizzata
nel ‘500 per il “terzo fuoco” dei preziosi lustri rinascimentali,
famosi per l’iridescenza dei colori e per il riverbero d’oro
e rosso rubino. Il ritrovamento delle due fornaci, avvenuto
nel 1985, ha dimostrato che Orvieto ha prodotto maiolica anche
nel ‘400 e nel ‘500, ritenuti sino ad allora i secoli bui
della ceramica orvietana.
Sono poi stati ritrovati anche i resti di alcune tombe etrusche,
una delle quali, di cui è ancora ben visibile il giaciglio
per la salma, è stata riadattata nel medioevo per costruire
un follone, ossia uno strumento per lavorare e rendere più
morbidi i tessuti di lana. Tra i reperti etruschi non può
poi essere dimenticata la cisterna: uno scavo per la raccolta
dell’acqua piovana dai tetti delle abitazioni, con il tipico
intonaco a ‘cocciopesto’, carat-teristico dell’ultima fase
della permanenza etrusca sulla rupe. Anche questa cisterna
ha subito una modifica nel Medio Evo, venendo inglobata nello
scavo per accedere ad alcuni locali collocati al secondo piano
sotterraneo ed adibiti già da allora a cantine, per produrre
e conservare il famoso vino di Orvieto; è tuttora visibile
(e 'funzionante') la scalata con i tipici 'scendibotte', ovvero
una coppia di scivoli laterali usati per far rotolare in basso
le botti.
Sono attualmente in fase di ultimazione i lavori di svuotamento,
consolidamento e pulitura di alcune nuove grotte che arricchiranno
e completeranno il percorso di visita. La loro apertura è
prevista entro il 2003 e contemporaneamente a questo ampliamento
del percorso verrà anche rinnovato l’ingresso, riportando
l’accesso da Via della Cava come era nel Rinascimento, e verranno
migliorate le esposizioni della parte museale del percorso.
Presepe nel Pozzo
Anche quest’anno, dal 23 dicembre fino al 12 gennaio 2003,
le grotte sotterranee che costituiscono il percorso di visita
del Pozzo della Cava, nel bellissimo quartiere me-dievale
di Orvieto, si popoleranno di personaggi animati a grandezza
naturale, per dar vita ad un presepio ritenuto dalla stampa
specializzata uno dei più originali e suggestivi d’Italia.
Sarà proprio il pozzo, celebre per essere stato fatto scavare
da Papa Clemente VII su una preesistenza etrusca, ad ospitare
la scena della Natività, allestita per l’oc-casione con la
collaborazione di esperti speleologi che posizioneranno i
personaggi restando appesi a delle funi su uno strapiombo
di 36 metri.
Sono molte le particolarità di questo presepio-evento, a partire
dall’ambientazione, realizzata in un percorso continuo, in
cui il visitatore avrà un punto di vista insolito, trovandosi
fisicamente dentro le scena, anche lui involontario e anacronistico
attore-spettatore del primo Natale, ricevendo così l’impressione
di immergersi nella vita quotidiana della Palestina di duemila
anni fa: abiti, suppellettili e musiche sono infatti ricostruiti
in maniera quanto più possibile vicina agli originali del
tempo di Cristo, in questa insolita via di mezzo tra sacra
rappresentazione e parco a tema.
E poi i personaggi, veri automi a grandezza naturale realizzati
con le tecniche degli effetti speciali teatrali e cinematografici,
tutto per ricreare un ambiente quanto più verosimile possibile,
anche con l’ausilio di semplici ma efficaci: fumi, stelle,
fiamme, odori,...
Alcuni volti sono stati creati allo stesso studio di truccatori
che ha realizzato gli effetti speciali del 'San Francesco'
di Michele Soavi (quello con Roul Bova) e della mega-produzione
'Il Papa Buono' che uscirà nei prossimi mesi.
Tutto il presepio è inserito quest’anno in uno scenario semi-naturale
che vuole proporre una Palestina come forse non è mai esistita,
ma come sicuramente era vista dagli esuli, come la terra promessa
con fiori e frutta tutto l’anno, come 'il paese dove scorre
latte e miele'.
Ma non solo per questo motivo l’edizione 2002-2003 del Presepe
nel Pozzo si presenta come una edizione di rottura: si tratta
infatti del primo presepio che trae ispirazione da una fonte
non canonica: i Vangeli Apocrifi dell’Infanzia. Negli anni
precedenti, infatti, pur non mancando ammiccamenti ai testi
'non ufficiali', era sempre a partire dai Vangeli Canonici,
ed in particolare da quello di Luca, che si prendeva il via
per aggiungere o togliere gli elementi della tradizione o
della cultura medio-giudaica su cui il presepio si basava
ogni anno.
La storia che farà da filo conduttore a tutta la narrazione
visiva del presepio è quella di Salomè, la levatrice incredula,
che, accorsa per assistere Maria partoriente, non crede nella
sua verginità e insiste per verificare di persona, ma, non
appena inserite le dita, la sua mano si stacca a cade a terra
tra atroci dolori. Soltanto pentendosi e sfiorando gli abiti
del Santo Bambino, l’incredula avrà di nuovo la sua mano risanata.
Sarà un presepio molto diverso dal solito, che cercherà di
conciliare Vangeli canonici e Vangeli apocrifi, ma soprattutto
tenterà di fondere ricostruzione storica e ambientazioni sonore
new age: una nuova sfida per un evento orvietano che non esita
a rimettersi in discussione ogni anno.
con informazioni utili, recapiti, orari, prezzi,...
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CiSonoStato.it
4 novembre
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bellissimo articolo nella rubrica «Un'idea per un mese»
Orvieto:
il Presepe nel Pozzo
PROIETTATI NELL'ANTICA PALESTINA, "SOTTO" IL CENTRO DI ORVIETO
Dicembre è il mese dedicato ovunque, in Italia, alla celebrazione
del Natale; se ultima-mente stanno prendendo sempre maggiormente
piede tradizioni ed usanze importate dal Nord, è pur sempre
vero che il simbolo italico per eccellenza della tradizione
Nata-lizia rimane il Presepe. Cisonostato.it vi porta questo
mese nel cuore dell'Umbria, terra dove il Presepe vanta i
natali; ci rechiamo ad Orvieto, cittadina famosissima in Italia
per lo splendido Duomo, per il rinomato vino, per la gastronomia:
scopriremo assieme un altro motivo che rende questa meta particolarmente
interessante nel periodo Natalizio.
E' dall'anno 1989 che Orvieto ospita una suggestiva ed affascinante
manifestazione: il "Presepe nel Pozzo", nato da un'originale
idea di Francesco Baldini, speleologo Orvie-tano. La principale
caratteristica del Presepe nel Pozzo è senza dubbio alcuno
la singolare ambientazione,in un percorso di grotte ricche
di ritrovamenti archeologici, che si snoda nel sottosuolo
del quartiere medievale di Orvieto. Una parte del presepio
è addirittura allestita -grazie al prezioso contributo di
esperti speleologi- all'interno del Pozzo della Cava, quasi
sospesa su uno strapiombo di oltre trenta metri di profondità
[solitamente il pozzo ospita la Natività o l'elemento attorno
a cui ruota il tema dell'anno]. La scenografia è studiata
in modo da creare un'ambientazione continua, senza suddi-visioni
in scene separate; lo spettatore si viene così a trovare fisicamente
dentro il Presepio, accanto ai personaggi ed in mezzo alla
scena.
Le particolarità del Presepe nel Pozzo non si fermano certo
qui: ad esempio è da sottolineare la cura quasi maniacale
con la quale ogni anno vengono preparati costumi, suppellettili,
ornamenti che ci aiutano a ripiombare nella Palestina degli
anni della nascita del Cristo; non solo: le musiche, le intonazioni
delle preghiere, la preparazione di cibi kasher (secondo l'antica
tradizione ebraica)... tutto concorre a creare un'ambientazione
quanto mai suggestiva e realistica.
Come viene realizzato, nei particolari, il Presepe Orvietano?
Bisogna innanzitutto dire che i personaggi sono a grandezza
naturale, e vengono realiz-zati secondo tecniche cinematografiche,
utilizzando lattice, gomme e resine speciali che riproducono
la pelle umana, nonchè svariati altri materiali, basandosi
su calchi realizzati dal vero.
Le caratteristiche somatiche del popolo Palestinese dell'epoca
vengono fedelmente ripro-dotte servendosi di ricostruzioni
storiche create al computer ed i movimenti vengono fedelmente
riprodotti utilizzando motori elettrici assolutamente silenziosi;
l'uso sapiente delle luci e dei rumori, infine, contribuisce
a rendere il tutto assolutamente spettacolare e di sicuro
effetto scenico.
Il tema dell'edizione 2002-2003 è: "Salomè, la levatrice incredula";
con questo tema si attinge quest'anno alla tradizione dei
Vangeli Apocrifi, raccontando l'episodio della levatrice ebraica
che, non credendo alla verginità di Maria, vuole verificarla
di persona con la propria mano; immediatamente il braccio
le si stacca tra atroci dolori e, solo pentendosi e sfiorando
gli abiti del Santo Bambino, Salomè riavrà il proprio arto
sanato. Insomma, l'occasione è davvero ghiotta per fare un
salto nel passato e per visitare la splendida cittadina di
Orvieto; se si aggiunge la concomitanza di "Umbria Jazz Winter"
a Capodanno, ci sono tutti i presupposti per programmare una
bella vacanza nel Centro Italia.
seguono recapiti, informazioni utili, dettagli di «Un assaggio
di Palestina»
e diverse foto cliccabili da cui si aprono delle "cartoline"
del presepio
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Riviste straniere
novembre
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citazione del Pozzo della Cava e delle sue grotte all'interno
di redazionali su Orvieto delle riviste Language
Magazine (americana) e su Eccetera
(tedesca)
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La Nazione
4 novembre
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OrvietoNews.it
4 novembre
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segnalazioni
del Presepio
2002-2003
novembre
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Una sintesi dei principali siti internet e testate giornalistiche
che hanno segnalato il Presepe nel Pozzo nelle loro edizioni
del mese di novembre (e di cui siamo venuti a conoscenza)
UmbriaRegione - segnalazione con foto
tra i principali presepi artirtici e monumentali
OroIncensoeMirra.it
- segnalazione tra i presepi da vedere
InAuto.com - segnalazione
nella rubrica «InVacanza», con testo dell'articolo dei Panorama
Travel
Art.e-zine.it - segnalazione tra
i principali eventi culturali italiani
Eventin.it - segnalazione tra
i principali eventi italiani
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Finesettimana.it
21 ottobre
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IL POZZO DELLA
CAVA
Un percorso sotterraneo nel quartiere medievale di Orvieto,
attraverso grotte ricche di ritrovamenti archeologici riscoperti
per caso qualche anno fa dopo secoli di silenzio...
COSA VEDERE
Quando nel 1527 Papa Clemente VII arrivò ad Orvieto, oltre al
Pozzo di San Patrizio, ne fece scavare un altro in Via della
Cava per poter attingere acqua sorgiva; i lavori, che furono
eseguiti tra il 1528 ed il 1530, si avvalsero di un pozzetto
etrusco “a pedarole” che già raggiungeva la falda acquifera
e che è stato parzialmente inglobato nel pozzo vero e proprio.
È solo del 1999 la scoperta (effettuata da parte del ricercatore
orvietano Lucio Riccetti a seguito del rinvenimento di una lettera
autografa di Antonio da Sangallo il Giovane) che il primo pozzo
realizzato ad Orvieto su commissione di Papa Clemente VII fu
quello della Cava e non quello di San Patrizio, come si era
sempre creduto fino ad allora. Il tufo estratto dal Pozzo della
Cava sarebbe stato in parte utilizzato per la costruzione di
Palazzo Pucci, altro cantiere orvietano diretto dal Sangallo.
Il pozzo restò aperto fino al 1646, anno in cui le autorità
comunali ordinarono la sua chiusura, dovuta, secondo una credenza
popolare, al fatto che vi furono gettati cinque ufficiali francesi
che avevano tentato di violentare le donne del quartiere. Quando,
dopo secoli di silenzio, nel dicembre del 1984 il pozzo è stato
riportato alla luce, la sua profondità era soltanto di venticinque
metri, il fondo era infatti ostruito da terra e rottami accumulatisi
nei secoli e soltanto nella primavera del 1996 il pozzo è stato
restituito alla sua completezza originaria.
Il pozzo è inserito in un complesso di grotte comunicanti, alcune
delle quali sono state utilizzate dal XIII al XVI secolo per
la lavorazione della ceramica. Sono tuttora visitabili i resti
di due diversi forni, uno dei quali da “terzo fuoco”; alcuni
strumenti di lavoro origi-nali e molti scarti delle fornaci,
gettati perché presentavano difetti di forma o di decora-zione.
Sono inoltre presenti due “butti”, ovvero piccoli pozzi utilizzati
nel Medioevo per gettare ossa e rifiuti solidi inorganici, divenendo
dei preziosi serbatoi di reperti.
Altre emergenze archeologiche testimoniano il continuo riadattamento
delle cavità del sottosuolo orvietano; è il caso di un piccolo
locale che ospita uno scavo dalla tipica forma dei giacigli
delle tombe etrusche, con modifiche successive che fanno pensare
che sia stato trasformato in epoca medievale in un follone,
ossia in un macchinario utilizzato per rendere più compatti
e morbidi i tessuti. Un altro esempio di riuso è costituito
da una cisterna etrusca per la raccolta di acqua piovana, che
fu tagliata nel Medioevo per realizzare la scalata di accesso
ad una cantina.
La visita non prevede l’obbligo di accompagnatori. Sono comunque
prenotabili visite guidate e tematiche, visite con degustazioni,
laboratori o corsi di più giorni.
seguono informazioni utili, recapiti, orari, foto e link
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OrvietoNews.it
17 ottobre
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Panorama Travel
novembre
[in edicola
dal 17 ottobre]
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Idee per viaggiare
ORVIETO: IL PRESEPE NEL POZZO
Questa volta la grotta c'è davvero. Una di quelle del percorso
che si snoda nel sotto-suolo di Orvieto. È infatti nella caverna
del Pozzo della Cava, sospesa su uno strapiombo di 30 metri
di profondità, che ogni anno viene allestito un presepe davvero
particolare.
Di volta in volta viene scelto un angolo diverso di Betlemme
da raccontare. E la storia si concentra su uno dei personaggi
descritti nei Vangeli (canonici, ma anche apocrifi). Per l'edizione
del 2002, è stata scelta la vicenda della levatrice Salomè:
incredula rispetto alla verginità di Maria, volle toccare con
mano. E la mano le cadde a terra "tra atroci dolori". Salvo
poi recuperarla, una volta pentita.
Personaggi e animali sono a grandezza naturale, animati da congegni
meccanici. Su richiesta è anche possibile farsi servire un pasto
della tradizione kasher e proseguire nella visita alle altre
grotte.
con foto della Natività nel pozzo, recapiti e informazioni
utili
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InUmbria.it InUmbria.com
Turismo-Sport.it
9 settembre
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TURISMO SU MISURA
A ORVIETO
"Pozzo della Cava":
creatività privata nella gestione dei beni culturali
L'avventura della famiglia Sciarra è iniziata nel 1984 quando
Tersilio, proprietario di una trattoria, ha riscoperto un pozzo
di origine etrusca durante i lavori di ristrutturazione del
locali. Con il tempo i rinvenimenti si sono moltiplicati, riportando
alla luce tra il 1985 e il '99 una complessa struttura abitativa
e lavorativa medievale, con reimpieghi di siti etru-schi. Gli
scavi attualmente si compongono di una fornace medievale, e
il materiale di lavorazione ad essa connesso; alcuni "butti",
ovvero lunghe caditoie di epoca medievale scavate nel tufo utilizzate
per gettare ossa e rifiuti solidi inorganici; una tomba etrusca
che pare sia stata riutilizzata come "follone", (procedimento
che serviva per rendere più compatti e morbidi i tessuti di
lana); una cisterna etrusca per la raccolta dell'acqua piovana;
una tipica cantina medievale orvietana, scavata completamente
nel tufo per produrre e conservare il famoso vino di Orvieto,
molto apprezzato nelle corti italiane del Medio Evo e del Rinascimento,
tanto da essere conosciuto come "il vino dei papi e dei re".
Ultimo rinvenimento che si è aggiunto al complesso nel '99,
una camera inferiore, unica fornace "a muffola" rinvenuta in
Umbria, costruita secondo lo schema del forno a riverbero di
cui parla Cipriano Piccolpasso nella sua opera "I tre libri
dell' Arte del Vasajo", in uso nel centro Italia tra il '400
ed il '500. I cosiddetti oggetti "a riverbero" sono prodotti
della terza cottura, in gergo "terzo fuoco", detti anche "lustri",
si tratta delle pregiate ceramiche rinascimentali famose per
l'iridescenza dei colori e la bellezza dei riflessi, paragonati
a quelli dell'oro e delle pietre preziose. Tra i reperti anche
un frammento lustrato con il famoso rosso rubino di Mastro Giorgio
da Gubbio.
Questi importanti documenti delle nostre radici storiche, sono
stati affettuosamente adottati e custoditi dalla famiglia Sciarra,
che con intelligenza imprenditoriale, oggi li anima e li fa
rivivere mediante attività didattiche, turistiche, artigianali
ed enogastrono-miche. Il complesso archeologico, chiamato "Pozzo
della Cava", è infatti aperto al pubblico di ogni tipo, ed offre
la possibilità di scegliere tra una serie di visite guidate
e tematiche, tra laboratori didattico-ricreativi ed enogastronomici,
aggiungendo magari degustazioni di prodotti tipici o di pietanze
storiche ricostruite su antiche ricette del nostro territorio,
potendo arricchire il tutto con intrattenimenti in costume medievale,
intermezzi musicali e animazioni a tema.
Il caso della famiglia Sciarra deve servire da esempio e monito
per la gestione del patrimonio culturale italiano, e non solo
per i gestori privati, ma anche e soprattutto per gli enti pubblici.
È, questo del "Pozzo della Cava", un emblema di ciò che si può
ottenere con spirito imprenditoriale unito alla sensibilità
e al rispetto intelligente verso la nostra ricchezza più grande:
il patrimonio storico-artistico. Ecco come gli Sciarra, su iniziativa
- e spesa - indipendente, avvalendosi di volta in volta di validi
e selezionati collaboratori, sono riusciti a creare quel meraviglioso
connubio tra cultura ed economia.
Il punto forte della visita al "Pozzo della Cava"?
L'offerta di un'esperienza plurisensoriale che coinvolge completamente
il visitatore: la visita, la didattica storica, la didattica
pratica composta di mini-corsi e stage che spaziano dalla ceramica
all'enologia, dalla cucina al merletto orvietano; lo shopping
di qualità, tra la bottega del vino, il miglior artiginato locale,
e il Bookshop; un rilassante fine giornata a tavola per degustare
i piatti della cucina locale nella caratteristica saletta della
ristorazione. Tutte le attività e i servizi proposti dal "Pozzo
della Cava" saranno presentate ufficialmente ai tour operator
in occasione della VIII Borsa del Turismo Umbro che si terrà
a Perugia nel mese di ottobre. Per tutti è possibile trovarle,
insieme al percorso virtuale della visita, e a tutte le informazioni,
nel sito internet ufficiale www.pozzodellacava.it.
Due sono i prossimi eventi da non perdere: il secondo week-end
di ottobre, nell'ambito della manifestazione "Orvieto con gusto"
è prevista una degustazione nel sottosuolo orvietano, preceduta
da tappe nei migliori ristoranti di Orvieto. Nel periodo natalizio
invece sarà allestito negli spazi della "cava" uno spettacolare
Presepe animato composto di personaggi a grandezza naturale
realizzati con le tecniche degli effetti speciali teatrali e
cinematografici.
Sabina Italiani
seguono informazioni utili e recapiti
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Lettera Orvietana
aprile-luglio
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AL POZZO DELLA
CAVA UN INSOLITO GRACIDIO!
Tranquilli, nessun allarme ambientale né preoccupazioni aggiuntive
per gli animalisti locali: le rane del Pozzo della Cava non
sono vive e non hanno invaso lo specchio d'acqua in fondo al
pozzo né turbato il silenzio delle grotte con il loro gracidare.
Si tratta infatti di decine di "Gradskyi", le deliziose ranocchiette
realizzate interamente all'uncinetto da alcune volontarie ucraine
del centro di aggregazione del Quartiere Leningradskyi, a Kiev,
gestito dalla Ai.Bi., Associazione Italiana Amici dei Bambini,
nell'ambito del progetto "I Bambini di Cernobyl".
È stata la responsabile del centro sociale di Leningradskyi,
Grazia Paoleri [una nostra concittadina che molti conoscono
bene per il suo forte impegno e coinvolgimento in azioni di
cooperazione allo sviluppo] ad ideare l'"Operazione Gradskyi",
la raccolta dei fondi con le rane della solidarietà.
Chiunque volesse dare un piccolo aiuto al Centro Sociale Ai.Bi.
di Leningradskyi, in Ucraina, potrà "adottare" una di queste
morbide e colorate rane fatte di cerchietti di lana; a fronte
di una piccola offerta, infatti, si riceverà a ricordo dell'iniziativa
una simpatica Gradkyi [la donazione minima richiesta è di 7
€, ma la speranza è che ci siano persone anche più generose...].
Le rane della solidarietà sono state affidate dalla stessa dottoressa
Grazia Paoleri, durante il suo ultimo viaggio in Italia, a diverse
associazioni e a singoli volenterosi; ad Orvieto, forti anche
di una vecchia amicizia tra Grazia e la gestione del Pozzo della
Cava, le Gradskyi si possono trovare presso "Le Arti Minori",
il negozio di ceramiche e artigianato del pozzo, dove si raccolgono
le donazioni per il centro per l'infanzia di Kiev. Sarà poi
cura sia della responsabile di questo micro-progetto che della
gestione del Pozzo della Cava di dare conto dei risultati della
iniziativa appena saranno tangibili, forse anche durante la
prossima edizione del Presepe nel Pozzo [alla fine del 2002];
l'intento è quello di realizzare una piccola biblioteca per
questi bambini ucraini, e se le donazioni saranno generose anche
un angolo giochi per loro, così che possano trascorre un Natale
più sereno di quello passato.
Si potrà essere aggiornati dello sviluppo dell'iniziativa anche
sul sito www.pozzodellaca-va.it, sulla cui home page è stato
inserito il banner della Operazione Gradskyi.
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