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OrvietoSì.it
18 marzo
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SOLIDARIETÀ AL
«POZZO DELLA CAVA»
È stato riportato il testo integrale del nostro
comunicato stampa sulla «Operazione Gradskyi» e su «Una
Bottiglia di Solidarietà» all'interno della finestra dedicata
alla cronaca di Orvieto e territorio
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RTUAnotizie
15 marzo
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SI SONO CONCLUSE
DUE INIZIATIVE DI SOLIDARIETÀ DEL POZZO DELLA CAVA
Lettura del nostro comunicato
stampa sulla «Operazione Gradskyi» e su «Una Bottiglia di
Solidarietà» durante le due edizioni del telegiornale locale
di RTUAquesio
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OrvietoNews.it
15 marzo
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DUE IMPORTANTI
INIZIATIVE DI SOLIDARIETÀ
Si sono concluse con successo entrambe le iniziative di solidarietà
che hanno visto impe-gnata la gestione delle due attività commerciali
annesse al Pozzo della Cava.
La prima, denominata «Operazione Gradskyi», aveva come finalità
quella di sostenere il Centro Sociale Ai.Bi. del Quartiere Leningradskyi
di Kiev, in Ucraina.
Sono state davvero molte le persone che hanno deciso di "adottare"
una delle deliziose ranocchiette realizzate interamente all'uncinetto
da alcune volontarie ucraine del centro di aggregazione di Leningradskyi.
La seconda iniziativa, invece, denominata «Una Bot-tiglia di
Solidarietà», era coordinata dalla Associazione Nazionale Città
del Vino ed ha visto la partecipazione delle cantine Castello
della Regina, Colli Amerini, Monrubio, Podere Vaglie, Falasco,
Antinori, Tenuta di Corbara, Tordimaro, Barberani, Sassara,
Bigi e Covio, e de «La Bottega del Buon Vino», che ha partecipato
con l’offerta di diverse bottiglie di Orvieto Classico con l’etichetta
esclusiva del Pozzo della Cava.
L’iniziativa, che ha coinvolto le principali piazze delle città
del vino dell’Umbria e diversi punti vendita CONAD, era iniziata
lo scorso 8 dicembre e si è protratta per tutto il pe-riodo
natalizio.
Sono stati ricavati dalla vendita del vino donato 1140 euro,
destinati ai bambini dei comuni terremotati del Molise e dell’area
etnea.
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La Città
marzo
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I DELITTI DEL POZZO
DELLA CAVA
Nel volume "Come in alto, così in basso", presentato ieri al
pubblico durante un interes-sante incontro tenutosi al Museo
Faina, è contenuto un intero capitoletto sui pericoli che la
rupe e le sue cavità hanno da sempre rappresentato per l'incolumità
pubblica. Con grande sorpresa abbiamo costatato che gran parte
delle citazioni che vanno dal XVII al XIX secolo riguardano
proprio il Pozzo della Cava. Si sono aggiunti così, grazie alla
ricerca di Claudio Bizzarri, altri tasselli alla storia recente
del pozzo (già un paio di anni fa il ricercatore Lucio Riccetti
aveva scoperto che il primo pozzo realizzato ad Orvieto su commissione
di Papa Clemente VII fu quello della Cava e non quello di San
Patrizio, come si era sempre creduto fino ad allora, e che il
tufo estratto dal Pozzo della Cava fu in gran parte utilizzato
per la costruzione di Palazzo Pucci, altro cantiere orvietano
diretto dal Sangallo).
Riportiamo di seguito un estratto del capitolo citato "Luoghi
opportuni per coprire delit-ti": "La preoccupazione che mosse
il Delegato Apostolico a scrivere al Gonfaloniere di Orvieto
in data 27 Aprile 1820 venne dettata dalla situazione legata
anche al progressivo sfascio urbano subito dalla città ed a
problemi di ordine pubblico: "Illmo. Sig.re, Mi viene riferito,
che per codesta Città vi sono dei pozzi aperti, alcuni senz'acqua,
ed altri con acqua, ma inservibili, che sono pericolosissimi,
e luoghi op-portuni per coprire delitti, specialmente quello
della Cava profondissimo, che può dirsi piuttosto Caverna".
"Molto significativa riguardo allo spirito con il quale gli
Orvietani vivevano la presenza di guarnigioni straniere è l'informazione
che ci fornisce l'Adami: il Pozzo della Cava venne chiuso in
quanto vi erano stati gettati dentro i cadaveri di ben quattro
francesi e si sa bene che in tal caso l'acqua potrebbe aver
avuto problemi in quanto a potabilità (Piccolomini Adami 1883,
P.197, nota 1). Piccolomini Adami riferisce di una credenza
popolare che vuole attribuire la chiusura del Pozzo della Cava,
testimoniata da una lapide del 1646, in seguito ad una scaramuccia
tra i Cavaroli e cinque ufficiali francesi che avevano tentato
di violentare le donne della via; e i bollenti spiriti dei militari
sarebbero stati smorzati con un tuffo di 36 metri nell'acqua
ghiacciata del pozzo. Allo stato attuale delle ricerche e delle
documentazioni in nostro possesso, tale episodio, tra storia
e leggenda, andrebbe riferito al periodo napoleonico (scaramucce
di quel tipo sono ampiamente documentate anche presso l'Archivio
Storico Orvietano) e sarebbero una delle motivazioni della lettera
prima riportata.
"Ben più tragico, anche se mediato dal gergo tecnico, l'episodio
alla base della delibera del 17 aprile del 1854 con la quale
si decreta la chiusura di un pozzo in via della Cava Vecchia
al numero civico 2, in pieno quartiere medioevale di fronte
alla chiesa della Madonna della Cava, collocato all'interno
della casa "diruta" di Maria Bianca, vedova di Mastro Pietro.
Un bimbo di 19 mesi, Mariano Baldini, si era avvicinato alla
conserva in disuso e, cadutovi dentro, vi era affogato (ASO,
Prot. 1854, B11, F67)". Non è difficile identificare in questa
descrizione il Pozzo della Cava, posto di fronte alla Chiesa
della Madonna della Cava, recentemente riaperta, nella confluenza
tra Via della Cava e Via Ranieri (che si sono nei secoli chiamati
in maniera alternata Via della Cava, Via della Cava Vecchia
e Cava Antica). Dell'episodio fu interessato anche il parroco
di San Giovanni e San Giovenale, come scoperto per caso da una
studentessa intenta a ricostruire la storia di queste parrocchie.
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OrvietoNews.it
22 febbraio
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NEL 1800 GLI ASSASSINI
NASCONDEVANO I CADAVERI NEL POZZO DELLA CAVA
Nel volume "Come in alto, così in basso", presentato ieri al
pubblico durante un interes-sante incontro tenutosi al Museo
Faina, è contenuto un intero capitoletto sui pericoli che la
rupe e le sue cavità hanno da sempre rappresentato per l’incolumità
pubblica. In particolare uno scritto del 1820 del delegato Apostolico
che scrivendo al Gonfaloniere di orvieto denuncia:
«Illmo. Sig.re, Mi viene riferito, che per codesta Città vi
sono dei pozzi aperti, alcuni senz'acqua, ed altri con acqua,
ma inservibili, che sono pericolosissimi, e luoghi opportuni
per coprire delitti, specialmente quello della Cava profondissimo,
che può dirsi piuttosto Caverna. Si compiacerà V.S. di riparare
un siffatto inconveniente col chiudere i sud.tti pozzi, o col
farvi fare sopra almeno una grata con respettiva, ed adattata
Chiave. Mi darà in seguito conto della esecuzione, e con sincera
stima mi confermo (illeggibile) LI. 27 Aprile 1820 (illeggibile)
Delg.toAp.lico D.M. Lolli Sig. Gonf. Di Orvieto»
Molto significativa riguardo allo spirito con il quale gli Orvietani
vivevano la presenza di guarnigioni straniere è l'informazione
che ci fornisce l'Adami: il Pozzo della Cava venne chiuso in
quanto vi erano stati gettati dentro i cadaveri di ben quattro
francesi e si sa bene che in tal caso l'acqua potrebbe aver
avuto problemi in quanto a potabilità (Piccolomini Adami 1883,
P.197, nota 1). Ben più tragico, anche se mediato dal gergo
tecnico, l'episodio alla base della delibera del 17 aprile del
1854 con la quale si decreta la chiusura di un pozzo in via
della Cava Vecchia al numero civico 2, in pieno quartiere medioevale
di fronte alla chiesa della Madonna della Cava, collocato all’interno
della casa “diruta” di Maria Bianca, vedova di Mastro Pietro.
Un bimbo di 19 mesi, Mariano Baldini, si era avvicinato alla
conserva in disuso e, cadutovi dentro, vi era affogato (ASO,
Prot. 1854, B11, F67).
La Redazione ringrazia Marco Sciarra, titolare del Pozzo della
Cava, per la collaborazione
m.c.
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Conoscere
per sapere
febbraio
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COME IN ALTO, COSÌ
IN BASSO
Segreti e rivelazioni del sottosuolo nella rupe di Orvieto
ed in provincia di Terni
all'interno dell'interessante volume, promosso dalla Provincia
di Terni,
un articolo Claudio Bizzarri parla dei delitti legati al Pozzo
della Cava
LUOGHI OPPORTUNI PER
COPRIRE DELITTI
La preoccupazione che mosse il Delegato Apostolico a scrivere
al Gonfaloniere di Orvieto in data 27 Aprile 1820 venne dettata
dalla situazione legata anche al progressivo sfascio urbano
subito dalla città ed a problemi di ordine pubblico; la lettera
- individuata nell'Archivio Storico Orvietano da chi scrive
(ASO, Prot. 1884, B 5, F 55) - stigmatizza una situazione evidentemente
poco razionalizzata e di estremo degrado:
«Illmo. Sig.re, Mi viene riferito, che per codesta Città vi
sono dei pozzi aperti, alcuni senz'acqua, ed altri con acqua,
ma inservibili, che sono pericolosissimi, e luoghi op-portuni
per coprire delitti, specialmente quello della Cava profondissimo,
che può dirsi piuttosto Caverna. Si compiacerà V.S. di riparare
un siffatto inconveniente col chiudere i sud.tti pozzi, o col
farvi fare sopra almeno una grata con respettiva, ed adattata
Chiave. Mi darà in seguito conto della esecuzione, e con sincera
stima mi confermo.
(illeggibile)
LI. 27 Aprile 1820
(illeggibile)
Delg.to Ap.lico D.M. Lolli
Sig. Gonf. Di Orvieto»
Molto significativa riguardo allo spirito con il quale gli Orvietani
vivevano la presenza di guarnigioni straniere è l'informazione
che ci fornisce l'Adami: il Pozzo della Cava venne chiuso in
quanto vi erano stati gettati dentro i cadaveri di ben quattro
francesi e si sa bene che in tal caso l'acqua potrebbe aver
avuto problemi in quanto a potabilità (Piccolomini Adami 1883,
P.197, nota 1). E' anche evidente che il contingente francese
l'acqua di Orvieto non la potesse sopportare, forse attratti
comprensibilmente dall'altro ben più piacevole liquido per cui
la città del tufo è famosa, se nel 1890 si concede alla popolazione
di Orvieto di attingere acqua dal pozzo collocato all'interno
del conventodi S. Francesco, allora collegio dei Padri Gesuiti,
previo spurgo dello stesso in quanto la truppa francese ha sporcato
l'acqua della cisterna (ASO, Prot. 1890 B.20, F 203).
Ben più tragico, anche se mediato dal gergo tecnico, l'episodio
alla base della delibera del 17 aprile del 1854 con la quale
si decreta la chiusura di un pozzo in via della Cava Vecchia
al numero civico 2, in pieno quartiere medioevale di fronte
alla chiesa della Madonna della Cava (il Pozzo della Cava, ndr),
collocato all'interno della casa "diruta" di Maria Bianca, vedova
di Mastro Pietro. Un bimbo di 19 mesi, Mariano Baldini, si era
avvicinato alla conserva in disuso e, cadutovi dentro, vi era
affogato (ASO, Prot. 1854, B11, F67).
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Lettera
Orvietana
dicembre 2002
marzo 2003
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IL PRESEPE
NEL POZZO
per la prima volta ispirato ad un Vangelo Apocrifo
Nota a pochi, la vicenda della levatrice Salomè, è stata il
tema della quattordicesima edizione del Presepe del Pozzo
della Cava. Sono diversi i Vangeli apocrifi che riferiscono
della levatrice incredula che insiste per verificare la verginità
di Maria e che perde la mano sfiorandola, salvo poi riacquistarla
dopo essersi pentita ed aver sfiorato gli abiti del neonato
Salvatore del mondo. Ma è solo nel protovangelo di Giacomo
che la vicenda viene riferita con dovizia di particolari,
fornendo addirittura il nome della incredula convertita: Salomé,
che secondo la tradizione era proprio la madre di Giacomo
(il quale, secondo altre tradizioni, era addirittura fratello
di Gesù!!!) e divenne una delle più devote discepole del Cristo,
tanto da essere tra le pie donne che si recarono al sepolcro
dopo la Pasqua.
Il piccolo dramma, ricostruito nelle grotte del Pozzo della
Cava, aveva come scenario una Palestina senza tempo e senza
stagioni, rigogliosa come nelle promesse dei profeti, che
sognavano una terra dove scorresse latte e miele. Una Palestina
mai esistita, ricca di simboli e rimandi alla cultura ebraica
di 2000 anni fa, ai drammi attuali e alla natura umana di
ogni tempo; una Palestina simbolo essa stessa dell'intero
mondo: ricco per chi sa farne buon uso, ma testimone impassibile
delle miserie umane.
La chiave di lettura dell'intero impianto era data dalle figure
del vecchio studioso della legge e della bambina che, immobili
alla fine del presepio, davanti ad una natura rigogliosa ma
macchiata di sangue, osservavano la fragilità di un uovo,
che diverrà vita solo se nessuno intaccherà il suo delicatissimo
guscio.
E se davvero ci fermassimo più spesso ad osservare la fragilità
di un guscio d'uovo, chissà se poi avremmo la stessa voglia
di farci ancora guerra? E chissà se bastasse guardare la nostra
fragilità per trasformare il mondo nella terra promessa?
con foto delle due scene citate
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Cult
gennaio
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14° PRESEPE
NEL POZZO
Una delle caratteristiche del Presepe nel Pozzo è la singolare
ambientazione, in un percorso di grotte ricche di ritrovamenti
archeologici, che si snoda nel sottosuolo del quartiere medievale
di Orvieto.
Una parte del presepio è addirittura allestita all'interno
del Pozzo della Cava, quasi sospesa su uno strapiombo di oltre
trenta metri di profondità. Ogni anno i costumi, le suppellettili
e tutti gli elementi scenografici vengono realizzati in maniera
quanto più possibile vicina agli originali della Palestina
del tempo di Cristo, e la stessa cura nella ricostruzione
storica viene messa nella preparazione dei cibi nella selezione
delle musiche, che rispecchiano gli strumenti, i ritmi, le
intonazioni e la lingua del periodo.
Tutti i personaggi sono a grandezza naturale e vengono realizzati
con i materiali e le tecniche degli effetti speciali tridimensionali
utilizzati negli spettacoli teatrali e nelle riprese cinematografiche.
Inoltre i personaggi si muovono, animati da congegni meccanici
appositamente realizzati con l'impiego di piccoli motori silenziosi.
Chiara Cocorullo
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Il Messaggero
11 gennaio
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SAPORI DI NATALE
Jenne in festa - presepe a Orvieto
Prosegue ancora a Jenne, la festa del Natale. Oltre ad ammirare
il Presepe artistico realizzato in angoli del paese in quadri
e personaggi costruiti in scala reale con mani-chini, si potranno
degustare prodotti enogastronomici locali. Info 0774-827608.
Ad Orvieto, invece, si conclude il Presepe nel Pozzo. Il Presepe
è stato realizzato in grot-te sotterranee con personaggi a grandezza
naturale. Si potranno, soprattutto, ancora degustare i prodotti
tipici locali accanto a pietanze preparate secondo antiche ricette
ebraiche della tradizone kosher. Info 0763-342373.
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Orvieto39
7 gennaio
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IL PRESEPE NEL
POZZO
trasmissione sull'alestimento del presepio; dopo aver trasmesso
le immagini
dell' edizione 2002-2003, è stato mandato in onda il filmato
della discesa degli
speleologi per la realizzazione all'interno del pozzo
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segnalazioni
del Presepio
2002-2003
gennaio
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Una sintesi dei principali siti internet e testate giornalistiche
che hanno segnalato il Presepe nel Pozzo nelle loro edizioni
del mese di gennaio (e di cui siamo venuti a conoscenza)
Qui Touring - segnalazione sia tra
gli eventi natalizi con informazioni anche sulla iniziativa
collaterale «Un Assaggio di Palestina»
Visto - breve articolo sul presepio
nella rubrica "visto che festa", con foto e recapiti
Il Centro Italia - segnalazione e breve articolo sul
presepio
Radio2 - segnalazione tra gli
eventi natalizi italiani
Orvieto39 - servizio nella trasmissione
di approfondimento culturale con filmato dell'edizione di
quest'anno
Corriere dell'Umbria - segnalazione
tra i presepi orvietani
DeliveryPress.com - segnalazione tra i presepi umbri
LaBarbabietola.it - segnalazione tra i presepi italiani
Il Messaggero - segnalazione nelle
pagine nazionali tra i presepi italiani
Informatore - segnalazione all'interno di un articolo
su Orvieto e su coopfirenze.it
Tuscanynow.com - segnalazione
tra gli eventi del centro Italia
Forum di Orvietonews.it - continua
lo scambio di opinioni sul presepio, con parecchi interventi
pro e contro le scelte rappresentative dell'edizione di quest'anno,
e anche qualche annotazione che va oltre il presepio...
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