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La Guida GAL
settembre -
ottobre
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5-7 ottobre - Orvieto
POZZO DELLA CAVA - VISITANDO
E DEGUSTANDO
In occasione di Orvieto con Gusto 2007 il classico e accattivante
binomio enogastronomia-cultura viene riproposto nello scenario
particolarmente suggestivo del sottosuolo di Orvieto, in un
percorso guidato tra sapori e saperi che si intrecciano e
si avvicendano da secoli. I piaceri del palato come chiave
di lettura di un percorso guidato che si snoda nei sotterranei
del quartiere medievale, attraverso un gioco di rimandi e
citazioni tra storia della città e storia del gusto, tra vizi
e virtù degli orvietani di tutti i tempi: sei pietanze locali
abbinate a sei episodi della storia di Orvieto e a sei oggetti
tradizionali legati al rito del pasto.
Tre le tappe di degustazione di questo percorso: - le lumachelle
di Clemente VII e la panzanella dei Monaldeschi, abbinati
ad un bianco casereccio spillato al momento; - la bruschetta
dei Cavajoli e i crostini di Bonifacio VIII, abbinati ad un
Orvieto Classico; - i tozzetti del Corporale e le frittelle
di Signorelli, abbinati ad un passito orvietano.
con recapiti e informazioni utili
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AssisiOnLine.it
5 settembre
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VISITANDO E DEGUSTANDO, POZZO DELLA CAVA -
Orvieto (Tr). Nel percorso gastronomico di Orvieto con Gusto
la passaggiata al Pozzo della Cava di venerdì 5 ottobre 2007.
I piaceri del palato come chiave di lettura di un percorso
guidato che si snoda nei sotterranei del quartiere medievale,
attraverso un gioco di rimandi e citazioni tra storia della
città e storia del gusto, tra vizi e virtù degli orvietani
di tutti i tempi.
Degustazioni: Le lumachelle di Clemente VII e la panzanella
dei Monaldeschi, abbinati a vino bianco casereccio spillato
al momento; la bruschetta dei Cavajoli e i crostini di Bonifacio
VIII , abbinati a un Orvieto Classico; I tozzetti della Festa
del Corporale e le frittelle di San Giuseppe.
con recapiti e informazioni utili
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media locali
e nazionali
fine agosto -
settembre
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Orvieto con Gusto 2007
VISITANDO E DEGUSTANDO AL POZZO DELLA CAVA
lunghe e lusinghiere citazioni del Pozzo della Cava nei
primi comunicati e articoli di presentazione della manifestazione
"Orvieto con Gusto 2007", dove il nostro complesso
sotterraneo viene definito «uno dei luoghi più
suggestivi dell'Orvieto ipogea».
Grande accoglienza anche all'itinerario eno-gastonomico e
storico-archeologico proposto, definito come «un
interessante itinerario tra storia cittadina, leggende popolari
e tradizione gastronomica: dalle lumachelle di Clemente VII
alla panzanella dei Monaldeschi, dalle frittelle di San Giuseppe
ai crostini di Bonifacio VIII».
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Passaggio
a Nord Ovest
6 agosto
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IL POZZO DI SAN PATRIZIO E IL POZZO DELLA CAVA
ennesima ma graditissima riproposizione nel pomeriggio
estivo di RaiUno del bellissimo documentario realizzato nella
primavera del 2001 da Alberto Angela per Super Quark sul sottosuolo
di Orvieto, con particolare attenzione alle connessioni tra
il Pozzo di San Patrizio e quello della Cava
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Il Messaggero
fine settimana
di luglio e agosto
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IL POZZO DELLA CAVA
ripetute citazioni, con recapiti e informazioni utili,
del complesso archeologico del Pozzo della Cava tra i principali
musei e i monumenti della regione Umbria che vale la pena
visitare nei fine settimana estivi in alternativa al mare
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La Voce
8 giugno
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IL POZZO SE LA CAVA
È di qualche giorno fa la notizia che il Pozzo della
Cava e le sue grotte sono state segnalate nell'ultima edizione
della celeberrima "Guida Verde Italia" edita dalla
Michelin, che nelle 5 pagine dedicate ad Orvieto ha dato molto
risalto al complesso archeologico del Pozzo della Cava e ai
suoi numerosi ritrovamenti. Il Pozzo della Cava, consigliato
dalla redazione anche ai bambini per la sua facile fruizione
e per la valenza didattica, è rappresentato sulla Guida
Michelin con ben tre delle cinque immagini che sono state
nel complesso riservate ad Orvieto (le altre due sono del
Duomo). La bella segnalazione dei sotterranei del quartiere
medievale è la
Ciò a conferma di un crescente interesse per questo
complesso archeologico, presente ormai in tutte le principali
guide turistiche italiane.
con recapiti e informazioni
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Corriere
dell'Umbria
31 maggio
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LA GUIDA VERDE MICHELIN "PREMIA" IL POZZO DELLA
CAVA
ORVIETO - (a.l.) Lunga e lusinghiera segnalazione del Pozzo
della Cava e delle sue grotte nella edizione da poco in commercio
della celeberrima Guida Verde Italia edita dalla Michelin,
corredata da belle immagini dei ritrovamenti archeologici
dei sotterranei. Delle cinque pagine che la guida ha dedicato
alla città di Orvieto, una è infatti riservata, tra testi
e foto, al complesso archeologico del Pozzo della Cava e ai
suoi numerosi ritrovamenti, descritto come una «suggestiva
passeggiata che sa raccontare molto della storia e della vita
di Orvieto nel passato e sottoterra». Il Pozzo della Cava,
consigliato dalla redazione anche ai bambini per la sua facile
fruizione e per la valenza didattica, è rappresentato sulla
Guida Michelin con ben tre delle cinque immagini che sono
state nel complesso riservate ad Orvieto (le altre due sono
del Duomo). La bella segnalazione dei sotterranei del quartiere
medievale è la conferma di un crescente interesse per il complesso
archeologico del Pozzo della Cava, presente ormai in tutte
le principali guide turistiche italiane, dalle tascabili Mondadori
a quelle più note del Touring Club, dalle collane Bonechi
(ben quattro pagine nella guida «Orvieto, storia e capolavori»
e due nella versione tascabile) alla francese Guide du Routard
e alle umbre Quattroemme ed Edimond.
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OrvietoSi.it
31 maggio
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Lusinghiera segnalazione ricca di foto
dei sotterranei del quartiere medievale
IL POZZO DELLA CAVA NELLA NUOVA EDIZIONE DELLA GUIDA VERDE
ITALIA DI MICHELIN
pubblicazione del nostro comunicato
stampa del 30 maggio sulla Guida Michelin con una foto
del Pozzo della Cava ripresa dall'interno
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OrvietoNews.it
Atlantide
Magazine.it
30 maggio
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LA GUIDA VERDE MICHELIN PREMIA
IL COMPLESSO IPOGEO DEL POZZO DELLA CAVA
pubblicazione del nostro comunicato
stampa odierno sulla Guida Michelin con una bella immagine
della cisterna etrusca (la stessa apparsa sulla Guida Verde
Italia)
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2duerighe.com
OrvietoNews.it
Atlantide
Magazine.it
30 maggio
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NelCentro
OnLine.it
In Umbria.it
30 maggio
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IL POZZO DELLA CAVA, "STAR VERDE" MICHELIN
pubblicazione del nostro comunicato
stampa odierno sulla Guida Michelin con una foto del pozzo
e un inaspettato seguito costituito da un articoletto sulla
festa della Madonna della Cava appena conclusasi
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travelblog
25 maggio
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UN MONDO SOTTERRANEO DA SCOPRIRE AD ORVIETO
Non sapevo che Orvieto offrisse al turista un mondo sotterraneo
costruito in oltre duemila anni di storia e scoperto per caso
solo negli anni '70: grotte e corridoi, pozzi, cunicoli e
cisterne, pozzi neri medievali (detti "butti")* e cisterne
etrusche per la conservazione di acqua e vino**, addirittura
un frantoio medievale.
Il sito forse piu' esauriente è quello del Pozzo della
Cava, di cui riprendo la storia dall'altro sito di visite
guidate ai sotterranei, Orvieto Underground di Speleotecnica:
A volte, la scoperta di alcuni ipogei di grande importanza
è un regalo del caso, come, ad esempio, quando venne trovato
ciò che ora è noto come "Il Pozzo della Cava".
Il proprietario di una tipica trattoria del quartiere medievale
notò che una muratura che si trovava nella cantina del locale,
e che sembrava una semplice opera di sostegno, dava cenni
di cedimento. Rimosso un blocchetto di tufo scoprì... il vuoto!
Al di là del vecchio muro non c'era niente! Gli speleologi,
prontamente giunti appena sentita voce della scoperta, filati
metri e metri di corda oltre il piccolo passaggio apertosi,
si calarono nell'oscurità, non senza un preventivo battibecco
circa le priorità di discesa che vennero, tuttavia, cavallerescamente
stabilite a gomitate. Un grande pozzo li accolse ospitandoli
sul suo fondo coperto di detriti, quasi trenta metri più in
basso. Si scoprì anche che la parete del pozzo era segnata,
per tutta la sua altezza, dalla traccia di un pozzetto con
pedarole, tipico del periodo etrusco.
Ma le sorprese non erano ancora finite. Dopo alcuni anni,
il proprietario decise di liberare il fondo del pozzo dai
detriti, invogliato anche dal ritrovamento di documenti attestanti
la presenza dell'acqua almeno fino al XVII secolo. Dopo pochi
metri di scavo gli speleologi si trovarono di fronte ad una
piccola galleria (ad oltre 35 metri di profondità!), occlusa
dopo una quindicina di metri da una grande quantità di argilla
che impedì la prosecuzione dell'esplorazione, disegnando un
nuovo grande punto interrogativo nella mappa delle ricerche
sotterranee orvietane.
con foto dei colombai
* in realtà i butti non erano pozzi neri, ma grosse
pattumiere per ossa e rifiuti solidi INORGANICI
** in realtà il vino non si conservava nelle cisterne
in muratura
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Il Messaggero
fine settimana
di maggio
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IL POZZO DELLA CAVA
ripetute citazioni, con recapiti e informazioni utili,
del complesso archeologico del Pozzo della Cava tra i principali
musei e i monumenti della regione Umbria che vale la pena
visitare nei fine settimana di primavera
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Media locali
e nazionali
24-30 aprile
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LE GROTTE, IL VINO E LA CERAMICA
ripetute citazioni della visita guidata al Pozzo della
Cava con degustazioni enogastronomiche organizzate nell'ambito
della manifestazione SETTE GIORNI DI VINI NELLA PROVINCIA
DI TERNI
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Napoli
Underground
9 aprile
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ORVIETO SOTTERRANEA
segnalazione ocn foto del Pozzo della Cava in un articoletto
sulle bellezza della Orvieto Sotterranea
(oltre alla nostra realtà sono segnalati i sotterranei
comunali e il Pozzo di San Patrizio)
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Media locali
settimana
di Pasqua
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IL POZZO DELLA CAVA NELLA CARTA UNICA
alcune citazioni negli articoli in cui si è parlato
della Carta Orvieto Unica e dell' inserimento del Pozzo della
Cava e di quello di San Patrizio all'interno del biglietto
unico dei musei e monumenti di Orvieto
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Il Messaggero
fine settimana
di aprile
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IL POZZO DELLA CAVA
ripetute citazioni, con recapiti e informazioni utili,
del complesso archeologico del Pozzo della Cava tra i principali
musei e i monumenti della regione Umbria che vale la pena
visitare nei fine settimana di primavera
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Rievocare
marzo-aprile
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La cantina delle meraviglie
IL POZZO DELLA CAVA: VENTISETTE SECOLI DI STORIA RITROVATA
Nove grotte e un profondissimo pozzo ripercorrono la storia,
dall'antichità al Rinascimento, nel percorso ipogeo
del Pozzo della Cava ad Orvieto, riportato alla luce
grazie alla dedizione di una sola famiglia di privati
Sei bellissime pagine dedicate da Michela Mattei al Pozzo
della Cava, alla storia dei ritrovamenti e all'interesse archeologico
ed evocativo delle scoperte, con molte foto e informazioni
utili, con la trattazione suddivisa in godibilissime finestre
Un passato dimenticato
È dopo l'inizio degli anni '80, illuminato dalle lampade un
gruppo di speleologi sta esplorando una grotta emersa dopo
una vasta frana nella rupe su cui poggia Orvieto. D'un tratto,
davanti ai loro occhi si presenta una scena incredibile: ala
luce delle torce si materializzano decine e decine di stanze
e corridoi scavati perfettamente. Al di sotto della loro città
giace silente un pezzo di storia a lungo dimenticato; da allora
sino ad oggi più di 1200 grotte sono state esplorate.
Il nucleo originario di Orvieto sorge su un vasto blocco tufaceo
dalle alte e ripide pareti abitato già nel IX se. AC. Sotto
gli etruschi si formò l'importante centro di Velina, grazie
anche all'abilità di questo popolo nell'affrontare e risolvere
un pressante problema per la città: l'approvvigionamento idrico.
Il tufo è un materiale malleabile e poroso incapace di trattenere
l'acqua piovana mentre alla base della rupe sono sempre state
trovati delle fonti. Tuttavia, un insediamento che voleva
veramente considerarsi indipendente non poteva dipendere da
queste sorgenti: a che pro stare in alto per difendersi dai
nemici se in caso di assedio veniva a mancare l'acqua? La
relativa fragilità del tufo e l'ingegno degli etruschi contribuirono
a risolvere il problema creando un sistema idrico fatto di
profondissimi pozzi ma anche di cisterne scavate nelle grotte
e condotti sotterranei per convogliare l'acqua piovana. Tutte
le popolazioni che si succedettero ad Orvieto, spinte anche
dalla necessità di essere autosufficienti nel ristretto territorio
della rupe, continuarono a scavare grotte per gli usi più
diversi spesso con impieghi promiscui e trasformazioni dei
medesimi locali. Poi, la progressiva stabilità politica, che
rendeva superfluo l'arroccamento, insieme al progresso economico
e urbanistico spinsero a costruire fuori dal sottosuolo. Le
zone della città che avevano ampie caverne sotterranee divennero
meno prestigiose delle altre. È il caso per esempio del quartiere
della Cava, dove sorge l'omonimo complesso ipogeo che andremo
a scoprire. Questa zona ha conosciuto dopo il medioevo un
lento declino, le grotte e le cave di cui era ricchissima
venivano considerate solo antri bui e maleodoranti in contrasto
con i palazzi costruiti altrove. Lentamente e inesorabilmente
rimasero solo le cantine più superficiali, infine l'avvento
degli acquedotti moderni rese inutili i profondi pozzi.
Così, quando negli anni '80 gli speleologi cominciarono a
scoprire una Orvieto sotterranea, l'antico detto popolare
che descriveva la città come "tutta vuota sotto" sembrava
solo una leggenda.
La cantina delle
sorprese
La famiglia Sciarra aveva da tempo una nota osteria in via
della Cava, nell'omonimo quartiere. Nel 1984 il titolare Tersilio
decise che era ora di sistemare un muro traballante della
cantina; dopo le prime picconate però la sorpresa: dietro
il muro c'era il vuoto, le pietre cadevano per metri e metri.
Fu chiamato un gruppo di speleologi locali e quando riemersero
a raccontare cosa avevano trovato la famiglia Sciarra scoprì
di avere sotto i piedi un pozzo profondo più di trenta metri,
forse non era il Pozzo di San Patrizio, anch'esso ad Orvieto,
ma non si trattava certamente di un pozzo qualsiasi.
In cantina però c'era ben altro. Nel corso dei lavori iniziati
nel 1986, finanziati interamente dalla famiglia Sciarra, e
durati quasi vent'anni sono stati recuperati infatti ben nove
locali che oggi compongono il percorso ipogeo del Pozzo della
Cava. Una struttura singolare che accoglie al suo interno
un grande numero di ritrovamenti archeologici: etruschi, medievali
e rinascimentali, gli uni accanto agli altri, in un susseguirsi
di usi e riusi degli stessi ambienti attraverso i secoli.
Non solo un pozzo per l'acqua, ma fornaci per la ceramica,
tombe e manufatti. Grazie al lavoro di recupero della famiglia
Sciarra è stata fatta nuova luce sulla storia della lavorazione
della ceramica ad Orvieto, in periodo medievale e rinascimentale,
e sono stati riportati alla memoria importanti episodi riguardanti
la storia di Via della Cava.
Il Pozzo della
Cava
Il pozzo, interamente scavato nel tufo, ha una profondità
di 36 metri, gli ultimi dei quali occupati dall'acqua della
sorgente. La struttura è costituita da due parti accorpate:
la prima, più grande, ha un diametro medio di 3 metri e 40
cm., la seconda, più piccola, è rettangolare, 60x80 cm., e
presenta le tipiche "pedarole" etrusche, ossia delle tacche
sulle pareti laterali per consentire la discesa e la risalita.
Probabilmente, fu costruito prima questo ultimo pozzo, in
epoca etrusca, per saggiare la presenza della falda acquifera
e poi fu inglobato.
Anche se non è possibile risalire esattamente alla data di
nascita del pozzo grande sappiamo però, da fonti documentate,
che nel 1527, quando Papa Clemente VII ordinò di scavare il
celebre Pozzo di San Patrizio, fu riadattata anche questa
struttura realizzando un grande arco che permise alla cittadinanza
di attingere acqua direttamente da Via della Cava. Il pozzo
restò aperto fino al 1646, anno in cui le autorità comunali
ordinarono la sua chiusura, come testimonia una lapide che
fu collocata sulla via. Quanto ai motivi di questa decisione
una credenza popolare affermava che vi fossero stati gettati
alcuni ufficiali francesi. Tuttavia la presenza di truppe
francesi in Orvieto è molto più tarda, è probabile che la
chiusura del 1646 risalga invece al periodo della guerra di
Castro, durante il quale l'intera Via della Cava fu trasformata
in una fortificazione, murando tutte le aperture che vi si
affacciavano.
I lavori del 2004 hanno ripristinato il grande arco rinascimentale.
La rimozione della lapide apposta al momento della chiusura
ha permesso di scoprire come l'iscrizione fosse stata scolpita
sul retro di una spessa lastra di marmo altomedievale con
bellissimi bassorilievi in stile carolingio provenienti dai
sotterranei della Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo,
situata a circa duecento metri dal Pozzo della Cava.
Le fornaci e
la ceramica orvietana del XIV e del XV secolo
Un anno dopo la scoperta del pozzo, è stato portato alla luce
anche un altro locale, il primo del percorso di grotte del
Pozzo della Cava. Si tratta di una fornace per la ceramica
datata tra il '300 e il '400. La scoperta di questo laboratorio
ha mostrato agli studiosi come ad Orvieto si producesse maiolica
anche nel XV secolo, ritenuto per lungo tempo il periodo buio
della ceramica orvietana. Nei lavori sono emersi molti frammenti
in maiolica e diversi scarti della fornace. Particolarmente
interessanti sono gli strumenti di lavoro ritrovati e conservati
nei locali del Pozzo della Cava. In una stanza, scoperta successivamente
nel 1998, sono stati rinvenuti i resti dell'unica fornace
"a muffola" trovata in Umbria, costruita secondo lo schema
del forno a riverbero di cui parla Cipriano Piccolpasso nella
sua celebre opera "I tre libri dell'Arte del Vasajo" in uso
nel centro Italia tra il '400 ed il '500. In queste fornaci
venivano prodotti manufatti cosiddetti del "terzo fuoco",
oggetti "a riverbero" o "lustri", ossia pregiate ceramiche
rinascimentali dai colori iridescenti come quelle del Mastro
Giorgio da Gubbio, ceramista molto noto per i riflessi d'oro
e rubino che sapeva creare.
Segni tangibili
di storia etrusca
Nel percorso ipogeo vi sono diverse tracce della civiltà etrusca.
Una delle cavità ritrovate lungo il percorso è una tomba di
tipo arcaico, ovvero scavata completamente nel tufo. È ben
visibile il giaciglio per la salma, al centro del quale è
stata realizzata una vaschetta di difficile interpretazione.
La sua forma, fa pensare che la tomba sia stata trasformata
nel medioevo in un follone, ossia un macchinario utilizzato
per rendere più compatti e morbidi i tessuti di lana.
Le due ultime grotte del percorso, riportate alla luce nel
2002, presentano un'infinita serie di riutilizzazioni e trasformazioni
che rendono difficilissimo interpretarne sia l'uso originario
che le successive modifiche. La presenza di due nicchie con
una vaschetta laterale, avvalora tuttavia la tesi della presenza
di una necropoli rupestre: strutture praticamente identiche
si trovano infatti nelle tombe più antiche di Morchia, nel
Lazio, che presentano anche altre analogie con queste grotte,
come i solchi orizzontali lungo le pareti e una moltitudine
di fori passanti attraverso il tufo. L'eccezionalità di una
tale scoperta sta nel fatto che, prima del ritrovamento di
questi resti, non erano mai state rinvenute, nel territorio
orvietano, sepolture risalenti al primo periodo di permanenza
degli Etruschi ad Orvieto.
Tra gli altri ritrovamenti non va dimenticata la cisterna:
un grande scavo per raccogliere l'acqua piovana rivestita
con il tipico intonaco impermeabilizzante "a cocciopesto",
ottenuto triturando dei frammenti di ceramica ed impastando
con una speciale malta la polvere rossiccia così ricavata.
La cisterna, dopo secoli di inutilizzazione, è stata tagliata
durante il Medio Evo per realizzare la scalata di accesso
alla cantina sottostante.
Le ultime scoperte
di un percorso di ricerca
I ritrovamenti nelle grotte si sono succeduti nel corso degli
anni. Non dobbiamo dimenticare che questo percorso ipogeo
è stato restaurato e reso visitabile grazie al lavoro e alla
dedizione di una famiglia di privati. L'ultima grotta, riscoperta
nel 2002, è la più grande dell'intero percorso (altezza 14
metri) e probabilmente la più antica. Quando nell'800 fu realizzato
il grande muraglione che sostiene la via sovrastante e che
costituisce la parete destra della grotta, gran parte del
tufo necessario fu estratto direttamente da questa cavità.
Restano tuttavia ben leggibili i segni di una scalata di accesso,
posta nella parte più alta della grotta, diverse nicchie di
differenti epoche, dei piccoli canali e alcune vasche, una
delle quali ancora intonacata con la malta originale, nonché
il fondo di un pozzo, nella parte centrale della grotta, che
le rovine ottocentesche però non permettono di assegnare ad
una tipologia d'uso specifica.
I "butti",
le pattumiere medievali e i loro tesori
All'interno dei sotterranei sono visibili due piccoli pozzi
medievali, collegati alle stanze superiori attraverso delle
lunghe caditoie scavate nel tufo: i cosiddetti "butti"che
ogni abitazione era tenuta ad avere per gettare ossa e rifiuti
solidi inorganici. Queste antiche pattumiere si sono rivelate
nel corso dei lavori delle vere e proprie miniere di oggetti
antichi, ricchissime di reperti in ceramica dei laboratori
delle due fornaci. Un esempio è questo bellissimo frammento
di "lustro" (riprodotto nella foto del riquadro, ndr), in
ceramica con decorazione in rosso rubino attribuita al celebre
Mastro Giorgio da Gubbio.
Il Presepe nel
Pozzo
Nel 1990, quattro anni dopo la prima apertura del pozzo, nacque
l'idea di fare un presepe all'interno degli ambienti ipogei
utilizzando personaggi a grandezza naturale animati da congegni
meccanici. L'iniziativa ebbe subito un grande successo . Sebbene
il tema del presepio cambi ogni anno, i costumi, le suppellettili,
i cibi e gli elementi scenografici vengono realizzati in maniera
quanto più possibile vicina agli originali della Palestina
del tempo di Cristo. La cura di questi dettagli e il luogo
deve il presepio viene allestito, l'ultima ampia grotta scoperta,
rendono l'insieme estremamente realistico e suggestivo. A
seconda dell'argomento prescelto l'ambientazione è corredata
da musiche e luci sempre diverse. Ogni anno il presepio riscuote
un grande successo.
Una nuova visione
per l'imprenditoria in campo storico
Oggi il successo del Pozzo della Cava, uno dei monumenti
più visitati di Orvieto, certamente ripaga e riempie di orgoglio
le diverse generazioni di Sciarra che da vent'anni curano
questo percorso ipogeo, anche se gli sforzi che hanno dovuto
affrontare sono stati notevoli, e solitari. La loro vicenda
mostra come i privati possano dare un importante contributo
per la conoscenza e la conservazione della storia del territorio,
non solo recuperando e tutelando luoghi ed edifici ma anche
praticando modalità di proposta al pubblico creative: la riproduzione
di ceramiche accanto ai laboratori di cucina; i libri sul
territorio con nuove interpretazioni del Presepio, e molto
altro. La famiglia Sciarra ha trovato una dimensione originale
di imprenditoria in campo culturale che può dare molte soddisfazioni
nel tempo presente e rappresentare un modo per tramandare
il proprio nome legandolo indissolubilmente al destino di
un luogo.
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Le Guide di Dove
Umbria
[in omaggio
con il Corriere
della Sera]
in distribuzione
dal 28 febbraio
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I luoghi della storia
ORVIETO SOTTERRANEA
Merita una segnalazione particolare la più delirante
delle descrizioni del Pozzo della Cava mai apparse sulla
stampa, per di più inserita tra citazioni inesatte,
prospetti incompleti e approssimativi e, audite audite, foto
addirittura capovolte!!!
La rupe tufacea su cui sorge Orvieto, nell'arco di tremila
anni è stata scavata da una fitta rete di cavità (1). La città
ipogea nasconde 1200 fra grotte, cunicoli, pozzi etruschi
e cisterne artificiali. E anche fornaci e fabbriche per la
lavorazione della ceramica, butti medievali, cantine e frantoi.
Rivelano l'anima più antica e misteriosa che scorre nelle
viscere della città. In particolare, nei sotterranei
di Via della Cava è stata ritrovata la più antica
fornace per ceramiche(2). Suggestivo il presepe che nel periodo
natalizio vi viene allestito(3). Sempre in via della Cava,
un pozzo è stato convertito a ristorante(4): la Trattoria
Sciarpa (5)(via della Cava 28 (6), tel. 0763.342373). Il Comune
di Orvieto organizza percorsi guidati che consentono di visitare
tutti i giorni la città sotterranea(7).
Per visite: piazza Duomo 24, tel. 0763.344891. Orari: 11-12.15,
16-17.15. Ingresso: 5,50 €(8).
(1) da quando le cavità sono in grado di scavare?!?
(2) non si tratta della più antica, ma della prima
che si è potuto dimostrare abbia lavorato nel '400
e nel '500 (le testimonainze precedenti erano tutte trecentesche),
pertanto la sua importanza non sta nel fatto di essere più
antica delle altre, ma, al contrario, di essere stata usata
DOPO le altre
(3) il presepio non viene affatto allestito nei locali della
fornace
(4) il pozzo non è stato affatto convertito in ristorante:
nessuno si calerebbe a 36 metri di profondità né
per mangiare, né per cucinare
(5) il nome della trattoria annessa al percorso ipogeo del
Pozzo della Cava (e non realizzata convertendo chissà
in che modo il pozzo stesso) è sbagliato, quello inserito
è una storpiatura (o forse una correzione automatica
di word usato da qualche inesperto) del cognome dei gestori,
Sciarra
(6) al numero 28 si trova l'ingresso delle grotte del Pozzo
della Cava, la trattoria è al numero 26
(7) le visite guidate alla Orvieto Sotterranea non le organizza
il Comune
(8) il recapito non è delle nostre grotte ma di quelle
gestite dalla società Speleotecnica, pertanto nè
i recapiti, né gli orari, né tantomeno i prezzi
sono corretti
Sorridendo di tanta leggerezza nel compilare una guida da
parte di tanto autorevoli redazioni, facenti capo ad altrettanto
autorevoli testate, non possiamo che complimentarci per l'accuratezza
della verifica delle informazioni!!!
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Itinerari e Luoghi
febbraio
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LA CITTÀ DOPPIA
Nel segnod el tufo che ne disegna anima e corpo, Orvieto è
un luogo piccolo per un grande viaggio italiano. A passi lenti,
in orizzontale e in verticale, scopriamo il cuore sotterraneo
e la frizzante vitalità della città della rupe.
Nel lunghissimo dossier riservato ad Orvieto, numerose
e lusinghiere segnalazioni del Pozzo della Cava, che appare
addirittura nella foto della pagina di apertura del redazionale.
Riportiamo di seguito alcuni stralci tratti dai diversi articoli
...
A Orvieto si può passare tanto tempo col naso all'insù
e con gli occhi persi sui mosaici e sui bassorilievi della
facciata del Duomo, e altrettanto tempo guardando sottoterra,
perdendosi con la fantasi anei misteri del Pozzo di San Patrizio
o nel silenzio del Pozzo della Cava.
...
due sono gli itinerari proposti: "verso il Duomo al
Pozzo di San Patrizio" e "Orvieto Medievale e il
Pozzo della Cava"
... si arriva a Via della Cava dove si gira a sinistra
in discesa per andare a visitare un altro punto molto interessante
della Orvieto sotterranea: il Pozzo della Cava, itinerario
attraverso grotte e ritrovamenti archeologici. Il Pozzo della
Cava è un enorme foro nel tufo di 36 metri di profondità,
scavato dagli Etruschi per attingere acqua sorgiva ed ampliato
per ordine di Papa Clemente VII tra il 1527 e il 1530 con
lo scopo di rifornire la città in caso d'assedio; venne
chiuso al pubblico nel 1646 quando, in seguito ad una rissa,
vi furono gettati cinque ufficiali francesi. SI possono vederei
i butti (piccoli pozzi medievali), la fornace, una tomba etrusca,
una cantina, una muffola (piccola fornace), una grande grotta
etrusca trasformata nell'800 in una cava di tufo e la necropoli
rupestre. Si può visitare con o senza guida e terminare
il giro sotterraneo con una degustazione enogastronomica presso
la Bottega del Buon Vino...
il Pozzo della Cava è inserito anche nella sezione
riservata ai luoghi da non perdere e "La Bottega del
Buon Vino" è lungamente citata tra i ristoranti
consigliati
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