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Il Giornale
dell'Umbria
13 dicembre |
Lo conferma una ricerca effettuata sui turisti
che si trovano in Umbria*
IL «PRESEPE NEL POZZO» HA SUPERATO QUELLO DI GRECCIO
Il presepe nel Pozzo batte quello di Greccio. È stata
una vera sorpresa, ma pare proprio che nel gradimento degli
Italiani il Presepe nel Pozzo batta il presepio più antico del
mondo, quello di Greccio. A dirlo è stata una ricerca della
Marketing & Tv, condotta su un campione di seicento turisti
italiani e stranieri che hanno prenotato alberghi e residence
nelle città d'arte umbre* per il periodo natalizio. Il sondaggio
svela, quali sono i "tesori" della produzione artistica presepistica
italiana che uniscono la tradizione al genio e all'originalità
dei maestri artigiani del Belpaese. Al primo posto, ovviamente,
Napoli, con un lusinghiero 39%, ma tra i più visitati c'è anche
il Presepe nel Pozzo, che si attesta su un ottimo 16% delle
preferenze dei turisti, battendo presepi ben più nobili e di
antica tradizione, come quello di Greccio, che si ferma al 13%,
quello subacqueo (8%), quello sulle barche di Cesenatico, che
arriva appena al 5% e quello sulle zattere di Venezia che, con
molto stupore, non supera il 4% delle preferenze.
"A inorgoglirci in maniera particolare -spiega Marco Sciarra,
titolare dell'antico pozzo- è anche il fatto che il nostro presepio,
che aprirà i battenti il prossimo 23 dicembre, non è inserito,
come accade per quasi tutte le altre realtà citate, in itinerari
regionali o provinciali, o nelle cosiddette "Vie dei Presepi"
promosse a livello nazionale, ma è frutto, sia nella realizzazione
che nella promozione, del solo impegno privato della nostra
azienda.
Grande interesse dimostrato, per l'edizione speciale di quest'anno,
anche dai media e dai navigatori di internet oltre che dai numerosi
turisti che da giorni telefonano al centralino del pozzo".
*in realtà la ricerca è stata compiuta sui
turisti di tutte le regioni d'Italia
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Corriere
dell'Umbria
12 dicembre |
sulle
pagine di cronaca dell'Umbria
ORVIETO BATTE GRECCIO
La notizia è una vera sorpresa. Il Presepe del Pozzo
della Cava di Orvieto piace di più del presepe più
antico del mondo, quello di Greccio. A dirlo è stata una ricerca
della Marketing & Tv condotta su un campione di seicento turisti
italiani e stranieri interrogati su quali sono i "tesori"
presepistici italiani che più amano. Al primo posto,
ovviamente, Napoli (39%). Il Presepe di Orvieto ha avuto il
16% delle preferenze, quello di Greccio il 13%.
nella pagina di Orvieto
La struttura
ai primi posti tra quelle visitate dai turisti
durante il periodo natalizio
"PRESEPE NEL POZZO": ALTO L'INDICE DI GRADIMENTO
È stata una vera sorpresa, ma pare proprio che nel
gradimento degli Italiani il "Presepe nel Pozzo"
batta il presepio più antico del mondo, quello di Greccio.
A dirlo è stata una ricerca della Marketing & Tv, condotta
su un campione di seicento turisti italiani e stranieri che
hanno prenotato alberghi e residence nelle nostre città d'arte
per il periodo natalizio. Il sondaggio svela, dunque, quali
sono i "tesori" della produzione artistica presepistica italiana
che uniscono la tradizione al genio e all'originalità dei
maestri artigiani del Belpaese. Al primo posto, ovviamente,
Napoli, con un lusinghiero 39per cento, ma tra i più visitati
c'è anche il Presepe nel Pozzo, che si attesta su un ottimo
16 per cento delle preferenze dei turisti, battendo presepi
ben più nobili e di antica tradizione, come quello di Greccio,
che si ferma al 13 per cento. "A inorgoglirci in maniera
particolare è anche il fatto che il nostro presepio, - afferma
il proprietario del Pozzo della Cava, Marco Sciarra- che aprirà
i battenti il prossimo 23 dicembre, non è inserito, come accade
per quasi tutte le altre realtà citate, in itinerari regionali
o provinciali, o nelle cosiddette "Vie dei Presepi" promosse
a livello nazionale, ma è frutto, sia nella realizzazione
che nella promozione, del solo impegno privato della nostra
azienda".
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Il Mattino
12 dicembre |
TURISMO TRA I PRESEPI
A farla da protagonista, in questo Natale, sarà il presepe in
tutte le sue varianti. Lo rivela una ricerca della Marketing
& Tv, condotta su un campione di 600 turisti italiani e stranieri
che hanno prenotato alberghi e residence nelle città d’arte
italiane. Il presepe napoletano ha raccolto il 39% di preferenze.
Anche la Sicilia non è da meno. Tra le preferenze (13%), poi,
non mancano il presepe più antico del mondo, quello di Greccio
e quelli ambientati in grotte e cavità naturali. Tra le località
più conosciute, il presepe nelle grotte di Pertosa (22%) e quello
del Pozzo di Orvieto (16%).
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La Nazione
12 dicembre |
Alto gradimento dei turisti nei confronti
della originale rappresentazione della Natività
IL «PRESEPE NEL POZZO» HA SUPERATO QUELLO DI GRECCIO
Orvieto- Il Presepe nel Pozzo batte quello di Greccio in fatto
di gradimento da parte dei visitatori. «È stata una vera
sorpresa, ma pare proprio che nel gradimento degli Italiani
il Presepe nel Pozzo superi il presepio più antico del mondo,
quello di Greccio.
A confermarlo è stata una ricerca della Marketing & Tv, pubblicata
ieri dai quotidiano "La Nazione", condotta su un campione di
seicento turisti italiani e stranieri che hanno prenotato alberghi
e residence nelle nostre città d'arte per il periodo natalizio»
spiega Marco Sciarra, titolare dell'antico Pozzo della Cava
al cui interno realizza ogni anno un suggestivo ed originale
presepe. Il sondaggio svela, dunque, quali sono i «tesori»
della produzione artistica presepistica italiana che uniscono
la tradizione al genio e all'originalità dei maestri artigiani
del Belpaese.
Al primo posto, ovviamente, Napoli, con un lusinghiero 39%,
ma tra i più visitati c'è anche il Presepe nel Pozzo, che si
attesta su un ottimo 16% delle preferenze dei turisti, battendo
presepi ben più nobili e di antica tradizione, come quello di
Greccio, che si ferma al 13%, quello subacqueo (8%), quello
sulle barche di Cesenatico, che arriva appena al 5% e quello
sulle zattere di Venezia che, con molto stupore, non supera
il 4% delle preferenze.
con foto dell'allestimento dello scorso anno
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Il Tempo
11 dicembre |
A NATALE IL PRESEPE PREFERITO ALL'ALBERO
pubblicazione della ricerca di Marketing
& Tv che vuole il Presepe nel Pozzo
ai primi posti per notorietà tra i presepi italiani
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NetManager.it
dicembre |
MERCATINI DI NATALE
UMBRIA Orvieto (Terni) - I migliori artigiani di Orvieto espongono
manufatti (soprattutto riproduzioni di reperti medievali in
maiolica umbra) e prodotti gastronomici tipici nella zona archeologica
"Pozzo della Cava" dove viene allestito un presepe.
in quale film accade tutto questo?
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Zoomata.com
dicembre |
ORVIETO'S UNDERGROUND NATIVITY SCENE
Nativity scenes have been a part of Italian Christmas celebrations
since medieval times, but Orvieto's reenactment is the first
to put the Holy family underground. For 14 years running,
speleologists have ventured 30 meters (circa 98 feet) down
below to set up a nativity scene in the Pozzo della Cava,
located in the medieval quarter of the Umbrian city. Visitors
find themselves in historically accurate scene where where
life-size figures, costumes and music take them back 20 centuries
in time. Special tours of the complex offered during the holidays
offer a look a Orvieto underground--an Etruscan cistern, "butti"
medieval garbage disposals, a Renaissance kiln and wine cellar--and
a kosher menu from the excellent restaurant. Festivities kick
off Sunday Dec. 23 and run until Jan. 13.
con foto e link
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Quotidiano Nazionale
La Nazione
Il Resto
del Carlino
Il Giorno
10 dicembre |
Natale - i presepi
IN GROTTA O SULL'ACQUA - LA TOP TEN DEI PIU' AMATI
Roma, 10 dicembre 2004 - Mai come quest'anno i presepi saranno
al centro dell'attenzione dei turisti che numerosi affolleranno
le città d'arte italiane nel periodo natalizio. Ma a differenza
degli altri anni, la scelta è molto più vasta e variegata, perché
la fantasia dei presepisti nostrani non è mai stata così florida
come per questo Natale 2004. Lo rivela una ricerca della Marketing
& Tv, condotta su un campione di 600 turisti italiani e stranieri
che hanno prenotato alberghi e residence nelle nostre città
d'arte.
Il sondaggio svela, dunque, quali sono i "tesori" della produzione
artistica presepiale italiana che uniscono la tradizione al
genio e all'originalità dei maestri artigiani del Belpaese.
Al primo posto della classifica, con il 39% di preferenze, c'è
sempre il presepe napoletano, entrato oramai nella storia della
cultura partenopea.
[...] Anche la Sicilia ha un suo presepe "doc": quello di Caltagirone
(riconosciuto dal 17%). Nel centro storico della "Città della
Ceramica" si potrà ammirare una riproposi-zione di scene di
vita contadina e pastorale con ben 150 personaggi in terracotta
che testimoniano i mestieri scomparsi, e un presepe in ceramica
situato nella cripta del convento dei padri cappuccini.
Non manca poi tra le preferenze dei turisti (13%) il presepe
più antico del mondo, quello di Greccio (Rieti), dove, secondo
la tradizione voluta da San Francesco, i presepi viventi si
caratterizzano per le tecniche recitative e la gestualità curatissime,
mostrando al contempo i mestieri antichi e uno stile di vita
nel loro reale svolgimento. Molti turisti hanno dichiarato di
voler visitare quelle località sulle coste che hanno avuto l'originale
idea di ambientare la rappresentazione della Natività nei fondali
e all'interno di scenografie portuali. Come ad esempio a Porto
Venere vicino a La Spezia (preferita dall'8% degli intervistati),
dove i sub fanno emergere dalle acque antistanti la spiaggetta
la statua del bambino Gesù. O come Battaglia Terme a Padova
(5%), dove il Presepio viene allestito su un tipico "burcio"
(tipica imbarcazione locale) su un canale. Stessa cosa accade
nel porto di Cesenatico (5%), dove sulle tipiche imbarcazioni
dell'Adriatico, ci saranno 42 statue in legno a grandezza naturale
(ogni anno se ne aggiunge almeno una), compreso un gruppo di
pescatori al lavoro. Ha sempre il mare come sfondo il presepe
di Venezia (4%), dove la culla viene disposta sulle zattere
galleggianti sul Canal Grande. A Comacchio (Fe), invece, una
scenografia d'acqua accompagnerà in un viaggio immaginario i
tre Magi nella ricerca della capanna della natività.
[...] Tra i presepi più visitati c'è poi quello del Pozzo
di Orvieto (16%), allestito in grotte ricche di ritrovamenti
archeologici nel quale ci saranno personaggi animati a grandezza
naturale realizzati con le tecniche degli effetti speciali teatrali
e cinematografici. I turisti più appassionati all'arte presepiale
hanno poi citato esempi più sconosciuti dal grande pubblico,
ma di grande inventiva. Un tocco d'originalità proviene, ad
esempio, dal Museo dei Presepi a Villanova (Mo), dove quest'anno
saranno esposti presepi del Madagascar, del Messico e del Perù,
costruiti con i materiali, le tecniche e le ambientazioni più
disparate: una Natività è composta da 4.500 mollette da bucato
in legno. A Manarola in provincia di La Spezia, poi, il presepe
è grande come una intera collina: sullo splendido mare delle
Cinque Terre si affacciano 250 statue luminose a grandezza naturale.
[...]
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La Provincia
8 dicembre |
Orvieto
UN POZZO DI STORIA
copertina e speciale di quattro pagine sul Pozzo della Cava,
con molte foto, didascalie e riquadri esplicativi, che descrivono
il pozzo come «meta irrinunciabile per chi vuole vivere
la Orvieto
"nascosta"» e i reperti come «"gioielli"
di grandissimo valore»
[autore del servizio è Gabriele Anselmi]
Ogni anno i cunicoli
di questo straordinario
monumento riservano nuove sorprese
NEL POZZO UNA... CAVA DI STORIA
L'arco della storia e delle tradizioni. Il Pozzo della Cava
rappresenta ad Orvieto il simbolo della storia della rupe. L'acqua,
fonte di vita, ha attirato a se gli uomini di ogni epoca. Dagli
etruschi ai romani, al medioevo e al rinascimento fino a giungere
a noi. I Cunicoli del pozzo della Cava riservano ogni anno una
sorpresa, una novità, ma soprattutto una nuova pagina della
storia orvietana da raccontare. Sotto il colore rossiccio del
tufo, respira ancora la forza di una città che ha percorso i
secoli dal pulpito della rupe, conservando al suo interno tutta
la tradizione di un popolo. Dietro ad ogni angolo, sotto ad
ogni volta possono nascondersi nuovi pezzi di storia che riportano
ai giorni nostri i modi di vivere e soprattutto di sopravvive,
come poteva succedere nell'antico ingresso del Pozzo della Cava.
La conclusione dei lavori per il ripristino del grande arco
su Via della Cava che nel rinascimento costituiva l'unico accesso
al pozzo, ha riportato alla luce una lastra di marmo di grande
valore storico. La chiusura dell'ingresso risale ai tempi della
guerra di Castro, quando tutte i passaggi che si affacciavano
sulla Cava vennero murati, comprese le porte delle abitazioni.
A ricordare ai cittadini sia la presenza del pozzo che la sua
chiusura, era stata apposta dalle autorità comunali una lapide
nel 1646. Proprio quella pietra ha riservato la sorpresa maggiore
di questo lungo e laborioso cantiere: rimovendola, infatti,
si è potuto scoprire che l'iscrizione era stata scolpita sul
retro di una spessa lastra di marmo altomedievale con dei bellissimi
intrecci geometrici e la rappresentazione a bassorilievo di
un uccello e due fiori. La forma, molto stondata, e la scelta
dei motivi decorativi in stile carolingio, hanno subito suggerito
l'ipotesi che si potesse trattare di una porzione di un fregio
sottratta da un ambone di una chiesa orvietana andata distrutta
o rimaneggiata nel corso dei secoli. Le ricerche finora effettuate
non lascerebbero ombra di dubbio sulla provenienza: le decorazioni
e la tecnica adoperata corrispondono alla perfezione a quelle
dei bassorilievi marmorei dei sotterranei della chiesa dei Santi
Andrea e Bartolomeo. La bellissima pietra, ripulita e restaurata,
è ora esposta nei sotterranei del Pozzo della Cava e rimane,
al momento, l'unica cosa visibile dell'immenso patrimonio archeologico
che si conserva sotto la centralissima collegiata orvietana.
Contemporaneamente alla riapertura dell'arco e al rinvenimento
di questo importante fregio, si è provveduto anche al riallestimento
della parte espositivo-museale delle grotte del Pozzo della
Cava, con una migliore collocazione e ripartizione dei numerosi
reperti delle due fornaci di ceramica e dei frammenti di "lustro"
rinvenuti accanto alla muffola. La prima costruzione del pozzo
si perde nei secoli. I reperti più antichi risalgono
all'epoca etrusca, ma storicamente il pozzo ha assunto la struttura
attuale intorno al cinquecento. Quando nel 1527 Papa Clemente
VII si rifugiò ad Orvieto, prima di ordinare la realizzazione
del Pozzo di San Patrizio, fece riadattare anche questa struttura
per poter attingere acqua sorgiva dalla via, in caso di assedio
della città. È solo del 1999 la scoperta (effettuata da parte
del ricercatore orvietano Lucio Riccetti a seguito del rinvenimento
di una lettera autografa di Antonio da Sangallo il Giovane)
che il primo pozzo realizzato ad Orvieto su commissione di Papa
Clemente VII fu quello della Cava e non quello di San Patrizio,
come si era sempre creduto fino ad allora.
Una necropoli oppure
un allevamento?
Le affascinanti dispute degli archeologi
L'ENIGMA DELLE DUE NUOVE GROTTE
Come in ogni luogo storico che si rispetti non poteva certo
mancare il luogo misterioso, quello che non si riesce a decifrare
e che rimane senza una risposta logica. Le due ultime grotte,
riportate alla luce nel 2002, presentano una infinita serie
di riutilizzazioni e trasformazioni che rendono difficilissimo
interpretarne sia l'uso originario che le successive modifiche.
Diversi archeologi hanno suggerito le ipotesi di un allevamento
di animali, di una necropoli, di una enorme cisterna mai ultimata,
di un insediamento abitativo, di una follonica, di una conceria
e perfino di un impianto termale. Fortunatamente, però, la presenza
di due nicchie con una vaschetta laterale avvalorano la tesi
della necropoli rupestre; strutture praticamente identiche si
trovano infatti nelle tombe più antiche di Norchia, nel Lazio,
che presentano anche altre analogie con queste grotte, come
i solchi orizzontali lungo le pareti e una moltitudine di fori
passanti attraverso il tufo. L'eccezionalità di una tale scoperta
sta nel fatto che fino a qualche anno fa non erano mai state
rinvenute, nel nostro territorio, sepolture risalenti al primo
periodo di permanenza degli etruschi ad Orvieto. Ad avere la
certezza di essere una tomba etrusca è invece una cavità scavata
completamente nel tufo. Si tratta infatti di una tomba etrusca
di epoca arcaica dove è ancora ben visibile il giaciglio per
la salma, al centro del quale è stata realizzata una vaschetta
di difficile interpretazione. La sua forma, infatti, unita alla
presenza di alcuni fori laterali, fa pensare che la tomba sia
stata trasformata nel medioevo in un follone, ossia un macchinario
utilizzato per rendere più compatti e morbidi i tessuti di lana.
Tra i ritrovamenti di epoca etrusca, comunque, non va dimenticata
la cisterna: un grande scavo per raccogliere l'acqua piovana.
La parete interna è stata rivestita con il tipico intonaco impermeabilizzante
"a cocciopesto", ottenuto triturando dei frammenti di ceramica
ed impastando con una speciale malta la polvere rossiccia così
ottenuta. L'acqua veniva raccolta dai tetti e attraverso dei
tubi in terracotta e raggiungeva il serbatoio dopo aver attraversato
uno strato di materiale filtrante. A rimanere, però, destinato
ad essere indicato con un numero è il "Pozzo numero 2". Forse
uno dei ritrovamenti più importanti per l'alone di mistero che
lo avvolge è il fondo di un pozzo, nella parte centrale della
grotta; le rovine ottocentesche non permettono però di stabilire
se sia stato scavato per realizzare una cisterna, un silos per
il grano, un pozzo votivo o altre sepolture. L'uso del "Pozzo
numero 2" sembra quindi condannato a rimanere nel mistero.
Grazie a lei è
stato possibile procedere attraverso scavi
e successive scoperte
LA FORNACE MEDIEVALE: UNA SPIA PERFETTA
A segnare una fase storica importante nei ritrovamenti del Pozzo
della Cava è stata sicuramente la fornace medievale che ha potuto
testimoniare la lavorazione di una maiolica orvietana tra medioevo
e rinascimento. Una tipica lavorazione della maiolica orvietana
era sempre rimasta nelle ipotesi dei ricercatori finché i cunicoli
del pozzo hanno regalato un affascinante verità. Anche Orvieto
era riuscita a contraddistinguersi per una propria produzione
di maiolica che alcuni invece attribuivano alle botteghe del
tuderte, come prodotto di esclusiva importazione. In questa
fornace venivano prodotti boccali, borracce, ciotole, tazze
e catini, impreziositi da decori geometrici, vegetali, araldici
e religiosi realizzati in bruno e verde. La fornace medievale
del Pozzo della Cava è dunque, oltre ad un luogo di alto valore
storico, anche di notevole valenza tradizionale che rende giustizia
alla produzione artigianale della rupe. Una parte della stessa
stanza, scavata nel tufo e resa bianca dalla prolungata esposizione
ad alte temperature, era il forno del laboratorio di ceramica,
e veniva chiuso ad ogni cottura con un muro di mattoni refrattari;
è possibile anche scorgere l'inizio della canna fumaria. Accanto
al forno sono esposti sia alcuni strumenti di lavoro (particolarmente
interessanti sono gli stampi in terracotta e in pietra, i treppiedi
utilizzati per distanziare gli oggetti durante la seconda cottura
ed alcuni frammenti di case di cottura, adoperate per accatastare
i piatti all'interno del forno) che molti scarti di lavorazione,
gettati perché presentavano difetti di forma o di decorazione.
Accanto ai reperti, classificati secondo un criterio cronologico
e per tipologia, sono esposte delle ricostruzioni, con lo scopo
di mostrare l'aspetto originario dei manufatti. Sono visibili
frammenti e oggetti completi in ceramica invetriata della fine
del XIII secolo (l'oggetto veniva dipinto ed immerso nella cristallina
prima di cuocerlo), in maiolica arcaica del XIV secolo (l'oggetto,
dopo essere stato cotto una prima volta, veniva immerso nello
smalto a base di ossido di stagno, decorato in verde ramina
e bruno manganese e cotto una seconda volta) e in maiolica quattrocentesca
(con l'aggiunta dei nuovi colori, quali il blu cobalto e il
"giallo ferraccia"); la scoperta di questa fornace ha potuto
dimostrare una produzione di maiolica anche nel '400, ritenuto
fino a qualche anno fa il secolo buio della ceramica orvietana.
In minor quantità sono i ritrovamenti in Zaffera (tecnica quattrocentesca
per ottenere un blu molto denso, mediante la polvere di lapislazzuli)
e in ceramica ingobbiata (ovvero immersa in argilla bianca invece
che nello smalto stannifero prima di essere decorata). Per gli
studiosi di ceramica orvietana questi rinvenimenti sono stati
di grande importanza, come del resto per tutti gli appassionati.
La cultura orvietana, il mondo che attorno ad Orvieto gravita,
ancora una volta hanno dimostrato di avere alle spalle una civiltà
antica e di grande spessore, su cui ancora oggi Orvieto ha le
sue radici e che ne fanno una delle città più interessanti dell'Umbria.
E SOTTO LA STANZA...
LA MUFFOLA
Durante gli scavi eseguiti tra il 1998 e il '99, è stata riportata
alla luce una stanza con dei resti dei pilastri della casa torre
di Stefano Filippeschi e, accanto a queste due enormi colonne
di tufo litoide, sono stati rinvenuti, sotto il pavimento, i
resti della base di una muffola, ovvero della fornace utilizzata
per la terza cottura della ceramica. A differenza del forno
della prima stanza (scavato nella roccia ed usato per la prima
e la seconda cottura dei manufatti), questa piccola fornace
era interamente costruita con mattoni e blocchi di tufo non
murati, secondo lo schema del forno a riverbero di cui parla
Cipriano Piccolpasso nella sua opera "I tre libri dell'Arte
del Vasajo" ed in uso nel centro Italia tra il '400 ed il '500.
I prodotti della terza cottura, o "terzo fuoco", erano i cosiddetti
oggetti "a riverbero" o "a lustro", ossia le pregiate ceramiche
rinascimentali (di cui si possono vedere alcuni frammenti) famose
per l'iridescenza dei colori e la bellezza dei riflessi, paragonati
a quelli dell'oro e delle pietre preziose. Uno dei frammenti
visibili presenta il famoso "rosso Mastro Giorgio", dai classici
riflessi rubino, starebbe a testimoniare che il famoso artista
lustratore itinerante (naturalizzato Eugubino), venne assoldato
anche da questa fornace per la preparazione di almeno una cottura
a terzo fuoco. Non va dimenticato che si tratta della prima
ed unica muffola ritrovata finora in Umbria, e la sua riscoperta
ha fatto riscrivere intere pagine della storia della maiolica
orvietana, contribuendo anche ad arricchirne il disciplinare.
È diventata
una tradizione irrinunciabile
e non soltanto per gli orvietani
QUEL PRESEPE CHE RIVIVE OGNI ANNO
Il Presepe nel Pozzo, giunto al sedicesimo anno di vita, è oramai
da diverso tempo uno degli appuntamenti fissi del Natale
orvietano. L'idea di base è semplice: ricreare l'ambientazione
e le atmosfere della Palestina dell'anno zero con dei personaggi
animati a grandezza naturale, per proiettare il visitatore fisicamente
dentro la scena della Natività. E fare tutto questo nelle grotte
di un percorso archeologico ricco di ritrovamenti etruschi e
medievali recentemente riportati alla luce. E dal 1989, anno
del primo piccolo Presepe nel Pozzo, è stata un'evoluzione continua,
con nuovi personaggi realizzati con i materiali e le tecniche
degli effetti speciali teatrali e cinematografici, nuovi movimenti
e nuove ambientazioni, fino ad approdare, lo scorso anno, al
Nuovo Presepe nel Pozzo, allestito nella grande grotta aperta
al pubblico solo nell'ottobre 2003. Pur mantenendo inalterata
la cura per l'ambientazione e la verosimiglianza dei personaggi,
i nuovi allestimenti consentono al visitatore di avere più punti
di vista della stessa scena, e di esserne in qualche modo protagonista.
La scelta di concentrare il presepio dell'ultima grande grotta
a più livelli, poi, permette di valorizzare maggiormente i numerosi
ritrovamenti archeologici delle prime otto stanze del percorso,
fino a due anni fa quasi completamente occupate dal presepio.
Tra i punti fermi del Presepe nel Pozzo il fatto che una parte
dell'allestimento è realizzata, grazie al contributo di esperti
speleologi, all'interno del Pozzo della Cava, sospesa a 36 metri
di altezza. Tra le novità, invece, la sfida di unire la meticolosità
della ricerca storica (abiti, suppellettili, musiche e arredi
rispecchiano gli originali del tempo di Cristo) con tematiche
sempre nuove, spesso rifacendosi alla letteratura apocrifa,
a miti senza tempo, o a suggestioni visuali e sonore di pura
fantasia. Quest'anno, ad esempio, si cercherà di proporre una
versione mistica e onirica della Natività, in un intreccio di
miti senza tempo e visioni new age; il tema scelto per il sedicesimo
allestimento è infatti "Béèr", parola ebraica che significa
"pozzo", inteso sia come foro da cui attingere acqua che come
sintesi cosmica di cielo, terra e inferi, come simbolo dell'abbondanza,
sorgente di vita e di insegnamento, metafora della donna feconda
e della sposa, dei segreti e della nuda verità.
[...]
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Orvieto News
Magazine
dicembre |
16° PRESEPE NEL POZZO
tra storia e sogno
Per il presepio del Pozzo della Cava lo scorso allestimento
ha rappresentato una svolta decisiva: il referendum, proposto
ai visitatori abituali, ha infatti decretato la vittoria della
nuova ambientazione, nella grande grotta a più livelli, su quella
delle edizioni precedenti, suddivisa nelle prime stanze del
percorso, per ben 1671 voti contro 506. Perciò anche quest'anno
il Presepe nel Pozzo sarà ospitato dall'ultima delle suggestive
cavità ipogee dell'intero complesso, alta ben quattordici metri,
e, per festeggiare in maniera insolita il ventennale della scoperta
del Pozzo della Cava, avvenuta nel dicembre del 1984, si è pensato
di scegliere proprio "il Pozzo", in ebraico "Béèr" come tema
conduttore per questa sedicesima edizione.
E così, accanto ai personaggi animati a grandezza naturale,
inseriti in un contesto di precisa ricostruzione storica, per
la prima volta lo spettatore potrà assistere ad una Natività
interpretata in maniera mistica e onirica, in cui miti senza
tempo si mescolano a visioni new age, e il crogiolo di questa
fusione sarà proprio il pozzo, sintesi cosmica di cielo, terra
e inferi, simbolo dell'abbondanza, metafora della donna feconda
e della sposa fedele, dei segreti e della nuda verità. Una nuova
sfida per un evento che non esita a rimettersi in discussione
ogni anno.
con foto e recapiti
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La Città
dicembre |
POZZO DELLA CAVA: NUOVO INGRESSO
E NUOVO ALLESTIMENTO CON SORPRESA ALTOMEDIEVALE
pubblicazione integrale del nostro comunicato
stampa sulla riapertura dell'arco
e sul rinvenimento della lapide, con diverse foto del Presepe
nel Pozzo
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8000.it
dicembre |
A ORVIETO IL PRESEPE NEL POZZO
Tra cunicoli e grotte, l’Orvieto sotterranea custodisce il singolare
Presepe del Pozzo della Cava, realizzato in una cavità profonda
36
metri. Per la gioia dei visitatori, l’emozione di sentirsi protagonisti
della rappresentazione della Natività
L’Orvieto medievale custodisce un singolare percorso sotterraneo,
fatto di grotte e cunicoli costellati di testimonianze archeologiche.
Ed è qui, in un’ambientazione insolita e di grande suggestione,
che prende vita una singolare rappresentazione della Natività,
il Presepe del Pozzo della Cava. Di origine etrusca, il Pozzo
fu scavato fino alla profondità di 36 metri per volontà di Papa
Clemente VII nel XVI secolo con lo scopo di assicurare riserve
d’acqua alla popolazione anche in caso d’assedio. Risale invece
a circa quindici anni fa l’idea di un gruppo di speleologi di
collocare la Natività nelle viscere della città medievale, iniziativa
che ha reso il presepe di Orvieto uno dei più originali e noti
d’Italia.
Sono molti gli aspetti che rendono speciale il presepe del Pozzo,
a cominciare dal fascino delle grotte orvietane, sfondo ideale
per la sacra rappresentazione e, al tempo stesso, scenografia
naturale e di ruvida bellezza. Qui trovano posto i personaggi
animati a grandezza naturale, realizzati con tecniche e materiali
teatrali e cinematografici, i costumi, gli arredi, le ambientazioni
e la musica che danno al visitatore l’emozione di far parte
attiva della scena. Un’esperienza amplificata dalla nuova location
della Natività. Dalla scorsa edizione, infatti, il presepe viene
realizzato nella più grande delle stanze ipogee del percorso
di visita, aperta al pubblico solo dall’ottobre 2003. Qui lo
spettatore si trova fisicamente accanto ai personaggi, proprio
al centro della rappresentazione e ha inoltre modo di apprezzare
i numerosi reperti archeologici dislocati lungo le prime otto
stanze del percorso ipogeo del Pozzo della Cava, dove fino a
due anni fa veniva collocato il presepe.
In ogni edizione, il presepe del Pozzo viene realizzato su ispirazione
di un tema biblico, di miti senza tempo o di suggestioni della
fantasia. L’edizione 2004 –nel ventennale della scoperta del
Pozzo della Cava - nasce da un’ispirazione mistica e onirica
della Natività e si ispira al tema del “Béèr”, termine ebraico
che significa “pozzo”, nell’accezione di “foro cui attingere
acqua”, di metafora della donna feconda e sposa e di simbolo
di segreti e di verità. Accanto all’atmosfera magica e al simbolismo
di questa edizione, non manca la rappresentazione tradizionale
della vita in Palestina ai tempi di Gesù e la consueta partecipazione
di un gruppo di speleologi, impegnati nel collocare una parte
del presepe su uno strapiombo di 36 metri.
Alessandra Versienti
con foto, recapiti, orari e informazioni utili
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Prénatal
dicembre |
Tempo libero
ANDARE PER PRESEPI
Il presepe nel pozzo di Orvieto è unico nel suo genere. Infatti,
è allestito all'interno di un pozzo in modo tale che le ambientazioni
scenografiche e i costumi siano il più possibile somiglianti
a quelli della Palestina al tempo di Cristo. La particolarità
di questo presepe è costituita dai personaggi, veri e propri
automi grandi come persone, realizzati con i materiali e le
tecniche degli effetti speciali cinematografici e teatrali.
Ogni anno viene proposto un tema a cui fa riferimento tutto
l'allestimento. Quest'anno verrà proposta una versione mistica
e onirica della Natività.
con recapiti e link diretto al sito
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