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OrvietoNews.it
23 dicembre |
IL CARAVANSERRAGLIO PER IL XVII ALLESTIMENTO
DEL PRESEPE NEL POZZO DELLA CAVA
E’ stato inaugurato il Presepe del Pozzo della Cava, giunto
quest’anno al XVII allestimento. Nato per gioco sedici anni
fa e ritenuto uno dei presepi più noti e suggestivi d’Italia
è una delle tradizioni del Natale orvietano, che unisce
ricerca storica e temi sempre diversi, testi sacri e miti senza
tempo in un continuo gioco di rimandi e citazioni.
Presepio tutt’altro che classico, anche se potrebbe sembrarlo,
è fatto di personaggi a grandezza naturale che si muovono, animati
da congegni meccanici appositamente realizzati.
Da alcuni anni Marco Sciarra - che lo realizza nella grande
grotta di origine etrusca al termine del percorso di visita
del Pozzo della Cava, di sua proprietà - si avvale per i personaggi
della collaborazione dello staff della FantaX, composto da professionisti
degli effetti speciali tridimensionali ed esperti di animatronica.
Sono loro a realizzare i volti in silicone dei realistici protagonisti.
La versione di quest’anno è, rispetto al passato, rinnovata,
rifacendosi tuttavia a uno dei temi più amati degli anni passati,
IL CARAVANSERRAGLIO. Come per il presepio del Natale ’97, ma
con una nuova ambientazione e con personaggi completamente differenti.
Solo l’idea ispiratrice è la stessa, e parte dalla constatazione
che per la legge di Yaweh una partoriente è impura e quindi
non può alloggiare nelle stanze di un caravanserraglio, ma è
costretta a trovare un riparo nelle stalle, insieme agli altri
esclusi.
Così il re del mondo viene alla luce in una mangiatoia, tra
gli animali, i cammellieri, gli storpi, gli accattoni, i non
circoncisi e tutti gli altri impuri per la legge di Israele.
E il presepio è appunto un viaggio tra le impurità della Palestina
di 2000 anni fa, in quella via di mezzo tra persone e animali,
in quella terra di confine che mette sullo stesso piano cammelli
e gente ferita, stranieri e bestie da soma, asini e donne mestruate.
«Kataluma» è la parola usata da Luca nel suo Vangelo per indicare
l’albergo dove Giuseppe e Maria non trovarono posto, e il significato
originario del termine è “caravanserraglio”, concordando perfettamente
sia con la traduzione filologicamente corretta del testo greco
che con la reale situazione palestinese di oltre venti secoli
fa, dove non esistevano alberghi o locande paragonabili a quelle
del mondo occidentale. Questo ricovero, presente praticamente
in ogni villaggio palestinese del tempo di Cristo, e quindi
con ogni probabilità anche nella piccolissima Betlemme, era
costituito da un ambiente centrale, spesso scoperto, utilizzato
per gli animali, attorno a cui si aprivano delle grosse stanze
o dei porticati in cui trovavano posto i viaggiatori, che si
spartivano gli spazi presenti con divisori posticci fatti di
stuoie o coperte.
Naturalmente non tutti potevano essere accolti nelle stanze
riservate alle persone “pure”: per la legge di Yahwè gli addetti
agli animali, i non circoncisi, i deformi, i feriti, e tutte
le persone che avessero una qualche “perdita di umori” dal corpo
dovevano alloggiare nella parte destinata agli animali. E così
stranieri, storpi, donne mestruate e cammellieri dovevano dormire
tra asini e dromedari, perché così era scritto nella Legge.
Non poteva quindi esserci posto tra gli altri viaggiatori per
una partoriente, ritenuta impura per la legge di Yahwè: doveva
stare tra anche lei tra gli animali.
La scelta di riproporre per il Presepe nel Pozzo 2005-2006 un
tema già trattato in una edizione precedente deriva non solo
dal gradimento del pubblico per l’edizione ’97-’98, ma anche
dalla constatazione che la forma della grande grotta in cui
il presepio viene ospitato da alcuni anni si presta perfettamente
per allestire la parte centrale di un caravanserraglio, quella
destinata agli animali, dove si svolge la Natività di questa
insolita ricostruzione.
Tra i nuovi personaggi del XVII Presepe nel Pozzo spicca, per
dimensioni e realismo, un dromedario, realizzato dalla Fanta
X. Ad accrescere la suggestione contribuiscono le musiche, le
luci, che riproducono il tipico tremolio delle lampade a olio
e delle torce, e gli effetti speciali per aumentare il realismo
delle scene, come i fuochi, la brace ardente, il fumo, il latte
che bolle, i rumori, il luccichio delle stelle.
Quest’anno il Presepe del Pozzo della Cava ha ottenuto il patrocinio
non oneroso del Comune di Orvieto e è sponsor di Umbria Jazz
Winter.
con foto del presepio di quest'anno e informazioni utili
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OrvietoSi.it
23 dicembre |
Domani alle 15.55, nella trasmissione “Italia che vai”
condotta da Guido Barlozzetti
ORVIETO DOMANI SULLA RAI
ORVIETO - Domani alle 15.55 la trasmissione “Italia che vai”
condotta da Guido Barlozzetti e Elisa Isoardi sarà dedicata
a Terni e ad Orvieto. Sulla Rupe grande attenzione sarà rivolta
al Duomo e ai tesori appartenenti all’Opera del Duomo, ma anche
alla ex caserma Piave. Due le interviste: al presidente dell’Opera
del Duomo e al presidente di Rpo. Top secret, invece, la seconda
parte dello speciale, in cui la conduttrice Elisa Isoardi è
accompagnata nei meandri della storia di Orvieto fino al pozzo
della Cava da un illustre straniero, da anni ospite di Orvieto
e profondo conoscitore della città sul tufo.
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OrvietoNews.it
23 dicembre |
SABATO ORVIETO E TERNI A "ITALIA CHE VAI"
E’ decisamente un periodo felice, per quanto riguarda il territorio
orvietano e le attività che vi si svolgono, dal punto di vista
della comunicazione radiotelevisiva. Sabato 24 dicembre, vigilia
di Natale, la seconda puntata della trasmissione di Rai Uno
“Italia che vai”, il programma di viaggi che ogni volta racconta
una città e un territorio attraverso la storia, l’arte, i costumi
e la quotidianità, sarà dedicata, dalle ore 16.00 alle ore 17.00,
a Orvieto e a Terni.
Il programma, ideato da Maria Pia Ammirati, Guido Barlozzetti,
Maddalena De Panfilis e Paolo Marcellini (che ne è regista)
è giunto al quinto anno ed è condotto da Guido Barlozzetti ed
Elisa Isoardi.
[...] Top secret per la parte dello special in cui la conduttrice
Elisa Isoardi sarà accompagnata nel sottosuolo di Orvieto, fino
al Pozzo della Cava, da un illustre straniero, da anni ospite
di Orvieto e profondo conoscitore della città del tufo.
Top secret, ma chissà... forse molti orvietani provano a indovinare
e, magari, fanno centro. Noi un'idea ce l'abbiamo... vedremo
se sarà quella giusta o se avremo frallito in pieno.
A Terni invece “Italia che vai” racconterà le Acciaierie e,
come segno e messaggio tipicamente natalizio, l’invenzione luminosa
della grande cometa di Miranda.
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In Camper
dicembre |
IL PRESEPE NEL POZZO
...diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in
fasce
e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro
nel caravanserraglio
bellissimo redazionale ricco di immagini sulle grotte e sul
presepio di ben otto pagine,
di cui riportiamo degli stralci
Il "Presepe nel Pozzo" è un evento, nato per gioco sedici anni
fa e ritenuto dalla stampa e dai sondaggi uno dei presepi
più noti e suggestivi d’Italia. È una delle tradizioni del
Natale orvietano, che unisce ricerca storica e temi sempre diversi,
testi sacri e miti senza tempo in un continuo gioco di rimandi
e citazioni. È un presepio, tutt’altro che classico, anche se
spesso potrebbe perfino sembrarlo, fatto di personaggi a grandezza
naturale che si muovono. È una ricostruzione immaginaria e immaginifica
del primo Natale, realizzata nell’ultima grande grotta di un
percorso ipogeo denso di ritrovamenti archeologici. È un modo
ogni anno diverso di essere protagonisti della Natività, catapultati
dentro la scena, a condividere spazi e azioni con i personaggi.
seguono schede su ambientazione, personaggi, ricerca storica,
musiche ed effetti del presepio
IL CARAVANSERRAGLIO
XVII edizione del Presepe nel Pozzo
«Kataluma» è la parola usata da Luca nel suo Vangelo per indicare
l’albergo dove Giuseppe e Maria non trovarono posto, e il significato
originario del termine è “caravanserraglio”, concordando perfettamente
sia con la traduzione filologicamente corretta del testo greco
che con la reale situazione palestinese di oltre venti secoli
fa, dove non esistevano alberghi o locande paragonabili a quelle
del mondo occidentale. Una traduzione letterale del celebre
verso del Vangelo di Luca, quindi, suonerebbe più o meno così:
«Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce
e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro
nel caravanserraglio». Questi ricoveri, presenti praticamente
in ogni villaggio palestinese del tempo di Cristo, e quindi
con ogni probabilità anche nella piccolissima Betlemme, ritenuta
l’ultimo dei borghi della Giudea, era costituito da un ambiente
centrale, spesso scoperto, utilizzato per gli animali, attorno
a cui si aprivano delle grosse stanze o dei porticati in cui
trovavano posto i viaggiatori, che si spartivano gli spazi presenti
con divisori posticci fatti di stuoie o coperte. Naturalmente
non tutti potevano essere accolti nelle stanze riservate alle
persone “pure”: per la legge di Yahwè gli addetti agli animali,
i non circoncisi, i deformi, i feriti, e tutte le persone che
avessero una qualche “perdita di umori” dal corpo dovevano alloggiare
nella parte destinata agli animali. E così stranieri, storpi,
donne mestruate e cammellieri dovevano dormire tra asini e dromedari,
perché così era scritto nella Legge. Non poteva quindi esserci
posto tra gli altri viaggiatori per una partoriente, ritenuta
impura per la legge di Yahwè: doveva stare anche lei tra gli
animali! L’impurità di Maria sarebbe durata fino alla presentazione
al tempio del primogenito, 40 giorni dopo il parto (nel calendario
cattolico l’evento è ricordato con la festa della Candelora,
il 2 febbraio); se invece una donna avesse partorito una femmina
l’impurità sarebbe stata di ben 80 giorni. La scelta di riproporre
per il Presepe nel Pozzo 2005-2006 un tema già trattato in una
edizione precedente deriva non solo dal gradimento del pubblico
per l’edizione ’97-’98, ma anche dalla constatazione che la
forma della grande grotta in cui il presepio viene allestito
da alcuni anni si presta perfettamente per allestire la parte
centrale di un caravanserraglio, quella destinata agli animali,
e dove si svolge la Natività di questa insolita ricostruzione.
Bellissima è l’interpretazione della moderna scuola filosofico-teologica
ebraica, che vuole il concetto di impurità legato a quello della
divinità: divina è la terra ed impuro tutto ciò che vi striscia,
chi se ne ciba e chi lo tocca, divino è il sangue e impuro è
chi ne è sporco o chi ne perde dal proprio corpo, divina è la
creazione e impura la donna partoriente, crogiolo della azione
creatrice del Divino. È quindi bello vedere che il più divino
dei creati nasca come il più impuro della carovana.
seguono due pagine con molte foto, informazioni utili per la
sosta e per la visita,
autori e curatori dei singoli settori del presepio e tutti i
temi affrontati negli allestimenti
dei presepi degli anni passati
ORVIETO: IL POZZO
DELLA CAVA
le grotte – la loro storia – la nostra storia
Quello del Pozzo della Cava rappresenta un caso unico nel panorama
dei beni culturali italiani: un monumento nazionale riportato
alla luce e gestito direttamente dalla famiglia che ne è proprietaria.
Proprio così, le nove grotte ipogee del Pozzo della Cava, nel
cuore del quartiere medievale di Orvieto, sono state recuperate
e rese visitabili, nel corso degli ultimi venti anni, senza
che nessun contributo pubblico sia mai stato erogato, né per
i lunghi e laboriosi lavori di recupero degli ambienti e dei
numerosi ritrovamenti che ospitano, né per la loro promozione
e manutenzione. La singolarità dell’intera struttura è quella
di accogliere al suo interno un grande numero di ritrovamenti
archeologici etruschi, medievali e rinascimentali gli uni accanto
agli altri, quasi stipati nelle grotte che costruiscono il percorso
di visita al pozzo, con secoli di storia accavallati in un susseguirsi
di usi e riusi degli stessi ambienti. E spesso le nuove scoperte,
avvenute nel corso degli ultimi venti anni hanno aggiunto altre
pagine alla storia della città e rimesso in discussione tesi
consolidate. Nel dicembre del 1984, infatti, è stato riscoperto
il Pozzo della Cava, forse il ritrovamento più imponente dell’intero
complesso, con i suoi 36 metri di profondità e gli oltre quattro
di diametro, scavato seguendo la traccia di un pozzetto etrusco
ancora visibile. Fu questo il primo pozzo realizzato ad Orvieto
su commissione di Papa Clemente VII (rifugiatosi in città dal
sacco di Roma nel 1527) e non quello di San Patrizio, come si
era creduto fino al 1999, quando un noto ricercatore orvietano,
confrontando date, editti e scritti di Antonio da Sangallo il
Giovane, ha risolto l’equivoco. Non meno singolare la vicenda
legata alle due fornaci di ceramica rinvenute al pianterreno
delle grotte del Pozzo della Cava, che hanno potuto dimostrare
una produzione di maiolica anche nel XV e nel XVI secolo, ritenuti
fino ad allora i periodi bui della ceramica orvietana, ed hanno
iscritto Orvieto tra i pochissimi centri di produzione dei preziosi
“lustri” cinquecenteschi, famosi per l’iridescenza dei loro
colori. E così, continuando a scendere nei sotterranei, tra
pozzi-butti medievali e qualche cunicolo, tra una cisterna etrusca
trasformata in cantina e i resti di una casa-torre duecentesca,
si arriva alle ultime grotte del percorso, aperte al pubblico
nell’ottobre 2003, dopo più di un anno di lavori. A colpire,
oltre all’imponenza di queste “nuove” stanze, la più grande
delle quali raggiunge i 14 metri di altezza, è lo straordinario
valore dei resti rinvenuti: nonostante una infinita serie di
riutilizzazioni e trasformazioni, infatti, sono ben identificabili
alcune nicchie per urne cinerarie, praticamente identiche a
quelle presenti nelle tombe più antiche di Norchia, nel Lazio.
L’eccezionalità di una tale scoperta sta nel fatto che fino
a qualche anno fa non erano mai state rinvenute, in tutto il
territorio, sepolture risalenti al primo periodo di permanenza
degli Etruschi ad Orvieto. L’ultima sorpresa, in ordine di tempo,
risale al 2004, in occasione dei lavori per il ripristino del
grande arco su Via della Cava che nel Rinascimento costituiva
l’unico accesso al pozzo. A ricordare ai cittadini sia la presenza
del pozzo che la sua chiusura, avvenuta cono ogni probabilità
in seguito alla Guerra di Castro, era stata apposta dalle autorità
comunali una lapide nel 1646. Proprio rimuovendo quella pietra
si è potuto scoprire che l’iscrizione era stata scolpita sul
retro di una spessa lastra di marmo con bellissimi bassorilievi
altomedievali, prelevata dai sotterranei della vicina collegiata
dei Santi Andrea e Bartolomeo.
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Il Secolo XIX
23 dicembre |
XVII PRESEPE NEL POZZO
"La rupe su cui è stata costruita Orvieto ospita un fitto
dedalo di oltre mille cavità sotterranee, scavate e riadattate
nel corso dei ventisette secoli di storia del centro abitato".
Nel complesso ipogeo del Pozzo della Cava, nel cuore del quartiere
medievale della città, si può percepire l'accavallarsi di epoche.
Una struttura che accoglie ritrovamenti archeologici etruschi,
medievali e rinascimentali, stipati nelle grotte che costruiscono
il percorso di visita. È una discesa verso una Orvieto sotterranea
che si snoda sotto le vie della parte più antica e che accoglie
una Natività considerata una delle più originali d'Italia e
allestita ogni anno in maniera diversa, con personaggi animati
a grandezza naturale. L'allestimento in una ambientazione unica
permette al visitatore di trovarsi dentro la scena, accanto
ai personaggi, protagonista egli stesso. Sebbene ogni anno venga
proposto un tema diverso, unendo verità storiche ad interpretazioni
spesso fantastiche, i costumi, le suppellettili e gli elementi
scenografici del Presepe nel Pozzo vengono realizzati in maniera
quanto più possibile vicina agli originali della Palestina.
Tutto questo per ricreare un angolo di quella terra straniera,
dove non c'erano libri al di fuori della Thorà e dove si parlava
in Aramaico e si pregava in Ebraico. Ogni anno il Presepe nel
Pozzo propone un nuovo tema conduttore e per l'edizione 2005-2006
sarà il Caravanserraglio, lo stesso del Natale '97, riproposto
con un allestimento differente; forse il più corretto tra tutti
quelli affrontati, con il re del mondo che viene alla luce in
una mangiatoia, tra animali, cammellieri, storpi, non circoncisi
e tutti gli altri impuri per la legge di Israele. Il Presepe
nel Pozzo nasce 16 anni fa, ma è diventato una delle tradizioni
più sentite del Natale orvietano.
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Giardinaggio
dicembre |
Alla scoperta dei luoghi dove l'atmosfera è più
magica
IL PRESEPE NEL POZZO
Unico al mondo, il Presepe nel Pozzo di Orvieto (TR)
è allestito nel Pozzo della Cava, suggestiva cavità
nella roccia all'interno di un'antica grotta etrusca.
Un percorso sotterraneo di grande effetto, durante il quale
si ammirano le scene del Presepe, con personaggi animati a grandezza
naturale.
Il tema cambia ogni anno: per l'edizione 2005 l'allestimento
sarà ispirato al Caravanserraglio, che farà rivivere
l'atmosfera dell'antica Palestina con una minoziosa ricostruzione
di usi e costumi.
con foto, date, orari e informazioni utili
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OrvietoSi.it
22 dicembre |
VENERDÌ INAUGURAZIONE DEL PRESEPE NEL POZZO
Diciassettesima edizione.
Grande attesa per le novità che ogni anno Marco Sciarra propone
al pubblico...
Con il taglio del nastro di venerdì prossimo festeggerà la sua
XVII edizione il presepe nel pozzo della Cava. Come gradita
anticipazione è dato soltanto sapere che tra i nuovi personaggi
spicca, per dimensioni e realismo, un dromedario, realizzato
dalla “Fanta X Visual Effects” di Roma, nota per aver curato
gli effetti speciali di parecchi film italiani e internazionali,
incluse diverse pellicole di Dario Argento. “La collaborazione
tra la giovane società di effetti speciali e il Pozzo della
Cava – spiega Marco Sciarra, titolare del Pozzo - è giunta ormai
al terzo anno: è sempre lo staff della Fanta X ad aver realizzato,
oltre al dromedario a grandezza naturale, anche i volti dei
vecchi e dei bambini del presepio”. Alta novità di questa edizione,
come anticipato nelle scorse settimane, è che il presepe nel
pozzo ha ottenuto il patrocinio non oneroso del Comune di Orvieto
ed è divenuto sponsor della XIII edizione di Umbria Jazz Winter
che apre i batenti il prossimo 28 dicembre.
con foto di uno dei personaggi
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Orvieto
eDintornii.it
21 dicembre |
NOVITÀ DEL PRESEPE NEL POZZO 2005-2006
il dromedario
Tra i nuovi personaggi del XVII Presepe nel Pozzo spicca, per
dimensioni e realismo, un dromedario, realizzato dalla Fanta
X Visual Effects di Roma, nota per aver curato gli effetti speciali
di parecchi film italiani e internazionali, incluse diverse
pellicole di Dario Argento. La collaborazione tra la giovane
società di effetti speciali e il Pozzo della Cava è giunta ormai
al terzo anno: è lo staff della Fanta X ad aver realizzato,
oltre al dromedario a grandezza naturale, anche i volti dei
vecchi e dei bambini del presepio.
il patrocinio e
Umbria Jazz Winter
Come comunicato nelle scorse settimane, il Presepe nel Pozzo
ha ottenuto il patrocinio non oneroso del Comune di Orvieto;
inoltre il nostro evento è uno degli sponsor (minori) della
prossima edizione di Umbria Jazz Winter. Sarà presente la pubblicità
del nostro presepio sia sul book della nota manifestazione musicale,
sia sulle plance informative collocate nelle principali piazze
di Orvieto. Verrebbe da dire che il fato, che ha fatto sparire
la birra esaltando il vino orvietano, ha anche dileguato il
dolce evento perugino a favore del nostro presepio-evento, anche
questo tutto orvietano.
la rassegna stampa
e RaiUno
Ottima la rassegna stampa, con lusinghiere recensioni del presepio
e ampi spazi dedicati all'evento: ben otto pagine sul mensile
regionale "Fuaié" e altrettante su "In Camper", un ottimo redazionale
su "Bell'Italia" e una bella ripresa delle telecamere di "Italia
che vai", registrata lo scorso 11 dicembre con la collaborazione
di Umbria Film Commission. La puntata con il Presepe nel Pozzo
andrà in onda alle ore 16 di sabato 24 dicembre su Rai Uno.
Per l'occasione erano state completate due sole scene del presepio,
proprio per permettere lo svolgimento della parte del filmato
che vedeva l'incontro tra i due conduttori: l'orvietano Guido
Barlozzetti e la bella Elisa Isoardi.
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Finesettimana.it
21 dicembre |
Alla scoperta dei luoghi dove l'atmosfera è più
magica
IL PRESEPE NEL POZZO
Dal 23 dicembre 2005 all'8 gennaio 2006, Orvieto ospiterà il
XVII Presepe nel Pozzo della Cava. Kataluma è la parola usata
da Luca nel suo Vangelo per indicare l’albergo dove Giuseppe
e Maria non trovarono posto e il significato originario del
termine è caravanserraglio, concordando perfettamente sia con
la traduzione filologicamente corretta del testo greco che con
la reale situazione palestinese di oltre venti secoli fa, dove
non esistevano alberghi o locande paragonabili a quelle del
mondo occidentale. Una traduzione letterale del celebre verso
del Vangelo di Luca, quindi, suonerebbe più o meno così: "Diede
alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo
depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nel
caravanserraglio". Questi ricoveri, presenti praticamente in
ogni villaggio palestinese del tempo di Cristo, e quindi con
ogni probabilità anche nella piccolissima Betlemme, ritenuta
l’ultimo dei borghi della Giudea, era costituito da un ambiente
centrale, spesso scoperto, utilizzato per gli animali, attorno
a cui si aprivano delle grosse stanze o dei porticati in cui
trovavano posto i viaggiatori, che si spartivano gli spazi presenti
con divisori posticci fatti di stuoie o coperte. Naturalmente
non tutti potevano essere accolti nelle stanze riservate alle
persone “pure”: per la legge di Yahwè gli addetti agli animali,
i non circoncisi, i deformi, i feriti, e tutte le persone che
avessero una qualche “perdita di umori” dal corpo dovevano alloggiare
nella parte destinata agli animali. E così stranieri, storpi,
donne mestruate e cammellieri dovevano dormire tra asini e dromedari,
perché così era scritto nella Legge. Non poteva quindi esserci
posto tra gli altri viaggiatori per una partoriente, ritenuta
impura per la legge di Yahwè: doveva stare tra anche lei tra
gli animali! L’impurità di Maria sarebbe durata fino alla presentazione
al tempio del primogenito, 40 giorni dopo il parto (nel calendario
cattolico l’evento è ricordato con la festa della Candelora,
il 2 febbraio); se invece una donna avesse partorito una femmina
l’impurità sarebbe stata di ben 80 giorni. La scelta di riproporre
per il Presepe nel Pozzo 2005 - 2006 un tema già trattato in
una edizione precedente deriva non solo dal gradimento del pubblico
per l’edizione ’97-’98, ma anche dalla constatazione che la
forma della grande grotta in cui il presepio viene allestito
da alcuni anni si presta perfettamente per allestire la parte
centrale di un caravanserraglio, quella destinata agli animali
e dove si svolge la Natività di questa insolita ricostruzione.
Bellissima è l’interpretazione della moderna scuola filosofico-teologica
ebraica, che vuole il concetto di impurità legato a quello della
divinità: divina è la terra ed impuro tutto ciò che vi striscia,
chi se ne ciba e chi lo tocca, divino è il sangue e impuro è
chi ne è sporco o chi ne perde dal proprio corpo, divina è la
creazione e impura la donna partoriente, crogiolo della azione
creatrice del Divino. È quindi bello vedere che il più divino
dei creati nasca come il più impuro della carovana.
con orari e informazioni utili
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Essenza
dicembre |
Una passeggiata fuori porta
NATIVITÀ TUTTA DA ESPLORARE
A Orvieto, dal basso verso l'alto, un percorso ad elica alla
scoperta
di uno scrigno prezioso: il Presepe nel Pozzo
La natività in una grotta etrusca, un pellegrinaggio
nei meandri della terra. A Orvieto apre i battenti la XVII edizione
del Presepe nel Pozzo della Cava. La magia tuatta là,
in quell'ambiente che ricostruisce il primo Natale, ricco di
personaggi a grandezza naturale che si muovono nell'ultima grande
grotta di un percorso ipogeo denso di ritrovamenti archologici.
Anche stavolta, per il terzo anno consecutivo, il Presepe nel
Pozzo sarà allestito nella cavità che si trova
al termine del percorso di visita del Pozzo della Cava: una
grotta alta 14 metri in cui il visitatore si muove lungo un
percorso elicoidale entrando dal basso e uscendo dall'alto.
Ma non è tutto: ad aumentare la suggestione del presepe
non mancheranno le musiche e, ovviamente, le luci per riprodurrre
il tipico tremolio delle lampade ad olio e delle torce. Tra
gli effetti speciali, i fuochi, la brace ardente, il fumo, il
latte che bolle, i rumori, il luccichio delle stelle...
LE GROTTE, DAGLI
ETRUSCHI A OGGI
Quello del Pozzo della Cava rappresenta un caso unico nel panorama
dei beni culturali italiani: un monumento nazionale riportato
alla luce e gestito direttamente dalla famiglia che ne è proprietaria.
Le nove grotte ipogee del Pozzo della Cava, nel cuore del quartiere
medievale di Orvieto, sono state recuperate e rese visitabili,
nel corso degli ultimi venti anni, senza alcun contributo pubblico.
L' intera struttura accoglie un grande numero di ritrovamenti
archeologici etruschi, medievali e rinascimentali gli uni accanto
agli altri, quasi stipati nelle grotte che costruiscono il percorso
di visita al pozzo, con secoli di storia accavallati in un susseguirsi
di usi e riusi degli stessi ambienti.
Nel dicembre del 1984 è stato riscoperto il Pozzo della Cava,
forse il ritrovamento più imponente dell'intero complesso, con
i suoi 36 metri di profondità e gli oltre quattro di diametro,
scavato seguendo la traccia di un pozzetto etrusco ancora visibile.
Fu questo il primo pozzo realizzato ad Orvieto su commissione
di Papa Clemente VII (rifugiatosi in città dal sacco di Roma
nel 1527) e non quello di San Patrizio, come si era creduto
fino al 1999, quando un noto ricercatore orvietano, confrontando
date, editti e scritti di Antonio da Sangallo il Giovane, ha
risolto l'equivoco.
Non meno singolare la vicenda legata alle due fornaci di ceramica
rinvenute al pianterreno delle grotte del Pozzo della Cava,
che hanno potuto dimostrare una produzione di maiolica anche
nel XV e nel XVI secolo, ritenuti fino ad allora i periodi bui
della ceramica orvietana, ed hanno iscritto Orvieto tra i pochissimi
centri di produzione dei preziosi "lustri" cinquecenteschi,
famosi per l'iridescenza dei loro colori.
Continuando a scendere nei sotterranei, tra pozzi-butti medievali
e qualche cunicolo, tra una cisterna etrusca trasformata in
cantina (dove veniva prodotto e conservato il famoso vino di
Orvieto) e i resti di una casa-torre duecentesca, si arriva
alle ultime grotte del percorso, aperte al pubblico nell'ottobre
2003, dopo più di un anno di lavori.
Oltre all'imponenza di queste "nuove" stanze, la più grande
delle quali raggiunge i 14 metri di altezza, colpisce lo straordinario
valore dei resti rinvenuti: nonostante una infinita serie di
riutilizzazioni e trasformazioni, infatti, sono ben identificabili
alcune nicchie per urne cinerarie, praticamente identiche a
quelle presenti nelle tombe più antiche di Norchia, nel Lazio.
L'eccezionalità di una tale scoperta sta nel fatto che fino
a qualche anno fa non erano mai state rinvenute, in tutto il
territorio, sepolture risalenti al primo periodo di permanenza
degli Etruschi ad Orvieto.
L'ultima sorpresa, in ordine di tempo, risale al 2004, in occasione
dei lavori per il ripristino del grande arco su Via della Cava
che nel Rinascimento costituiva l'unico accesso al pozzo. A
ricordare ai cittadini sia la presenza del pozzo che la sua
chiusura, avvenuta cono ogni probabilità in seguito alla Guerra
di Castro, era stata apposta dalle autorità comunali una lapide
nel 1646. Proprio rimovendo quella pietra si è potuto scoprire
che l'iscrizione era stata scolpita sul retro di una spessa
lastra di marmo con bellissimi bassorilievi altomedievali, prelevata
dai sotterranei della vicina collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo.
IL POZZO DELLA
CAVA, 36 METRI SCAVATI NEL TUFO
È interamente scavato nel tufo litoide che costituisce
la rupe orvietana; ha una profondità di 36 metri, gli ultimi
dei quali occupati da acqua sorgiva (collocazione Pozzo: 4°
grotta del percorso).
La struttura è costituita da due parti accorpate: la prima,
più grande, ha una sezione circolare con un diametro medio di
3,40 mt, la seconda , più piccola, ha invece una sezione rettangolare
di lati 60x80 cm e presenta le tipiche "pedarole" etrusche,
ossia delle tacche incise sulle pareti laterali per consentire
la discesa e la risalita.
Alla profondità di 30 metri ha inizio, all'interno della parte
a sezione rettangolare, un cunicolo alto 170 cm circa e che
attualmente ha una lunghezza di circa 20 metri; il suo fondo,
quasi completamente ricoperto di fango e argilla, presenta un
profondo solco sul lato sinistro che doveva servire a far scorrere
l'acqua del pozzo.
La parte superiore dell'ingresso del camminamento risulta incisa
dal ripetuto scorrere di corde, utilizzate probabilmente per
eseguire lo scavo o per trasportare l'acqua.
Alla base del cunicolo sono presenti cinque fori disposti ad
intervalli regolari lungo la parete cilindrica; si pensa possano
aver ospitato la travatura di una piattaforma o di un macchinario
per sollevare l'acqua della sorgente.
MERITA UNA VISITA
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gastronomiche locali, con una intera linea di prodotti esclusivi
con il marchio "Pozzo della Cava". Oltre agli spuntini e alle
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Le Arti Minori: artigianato orvietano, ceramiche d'arte eseguite
appositamente per il Pozzo della Cava. Interessanti le riproduzioni
dei reperti in ceramica medievale e rinascimentale rinvenuti
nelle grotte.
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sull'Umbria.
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Il Messaggero
14 dicembre |
IL PRESEPE NEL POZZO
La grande grotta del Pozzo della Cava diventerà, dal 23 dicembre
2005 fino all’8 gennaio 2006, il caravanserraglio della città
di Betlemme di venti secoli fa. Il presepio-evento di Orvieto
, tra i più noti e suggestivi d’Italia, ha scelto infatti
“il caravanserraglio” come filo conduttore per l’allestimento
2005-2006, riproponendo il tema del presepio 1997-’98, ma questa
volta con nuove ambientazioni e nuovi personaggi.
I caravanserragli erano ricoveri, presenti praticamente in ogni
villaggio palestinese del tempo di Cristo, costituiti da un
ambiente centrale, spesso scoperto, utilizzato per gli animali,
attorno a cui si aprivano delle grosse stanze o dei porticati
in cui trovavano posto i viaggiatori, che si spartivano gli
spazi presenti con divisori posticci fatti di stuoie o coperte.
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Fuaié
dicembre |
LA COMETA NEL POZZO
Nel centro storico di Orvieto, nel pozzo scavato nel tufo
dagli antichi etruschi, a Natale viene allestito un suggestivo
presepe
con personaggi animati a grandezza naturale.
Nato quasi per gioco, è diventato tra i più originali
d'Italia e visitato da moltissimi turisti per l'ambientazione
unica
bellissimo redazionale di otto pagine, curato da Antonella
Bazzoli, ricco di immagini,
citazioni e riferimenti utili, con un richiamo in copertina
Via della Cava scende ripida, lungo il quartiere a occidente
della Urbs Vetus medievale, seguendo il tracciato che segnava
un tempo il decumano dell'etrusca Velzna. Passeggiando per questa
strada del centro storico, costeggiata da edifici di tufo e
caratteristiche botteghe medievali, si incontra improvvisamente
una delle realtà ipogee più antiche e più interessanti dell'Umbria.
È il Pozzo della Cava, cavità sotterranea risalente all'età
arcaica, che rappresentò sempre una importante risorsa idrica
per Orvieto, essendo stata scavata nel sottosuolo tufaceo per
oltre 36 metri di profondità. Oltre al pozzo vero e proprio,
in via della Cava è possibile vsitare anche le grotte e i vari
ambienti sotterranei, che vennero in seguito ampliati ed utilizzati
come cantine, laboratori e persino come cave da cui estrarre
tufo e pozzolana. Ma il periodo migliore per visitare il Pozzo
della Cava è senza dubbio quello natalizio, quando l'ipogeo
si trasforma nel suggestivo scenario naturale di un originalissimo
presepe. I turisti e i visitatori che scendono nel pozzo nelle
due settimane a cavallo tra il vecchio ed il nuovo anno, si
ritrovano tra personaggi a grandezza naturale, in movimento
tramite congegni azionati da piccoli motori, e resi ancor più
credibili grazie all'utilizzo di speciali effetti tridimensionali.
Il Presepe nel Pozzo è un appuntamento che si rinnova ad Orvieto
da diciassette anni consecutivi: gli allestimenti si rinnovano
di anno in anno, proponendo di volta in volta nuovi scenari
ispirati a tematiche di vario genere.Per l'edizione 2005-2006
gli organizzatori hanno pensato di riallestire il tema del Natale
1997, con Gesù che viene alla luce in una delle mangiatoie del
caravanserraglio. Nel piccolo albergo di Betlemme non c'era
posto per una partoriente, ritenuta impura secondo la legge
ebraica. Giuseppe e Maria dovettero quindi sistemarsi nelle
stalle, tra gli animali, i cammellieri, gli storpi e i mendicanti,
i non circoncisi e le altre tipologie di impuri. E fu così che
Gesù nacque nella mangiatoria come racconta il vangelo di San
Luca.
Ma oltre al presepe in Via della Cava si possono scoprire molte
altre curiosità e notizie storiche davvero interessanti. Guardando
all'interno del pozzo, ad esempio, si possono notare le tipiche
"pedarole" etrusche, scavate nel tufo ai due lati della cavità,
per consentire agli stessi operai di appoggiare i piedi durante
lo scavo e la risalita. Il pozzo non ha mai perso la sua importanza,
neanche col passare dei secoli. Lo stesso Papa Clemente VII,
quando dopo il Sacco di Roma ordinò al Sangallo di scavare il
nuovo Pozzo di San Patrizio, chiese contemporaneamente al suo
architetto di riadattare anche la risorsa idrica di via della
Cava, così da poter attingere l'acqua della sorgente direttamente
dalla via. Interessante poi il ritrovamento, sempre all'interno
del percorso ipogeo, di una tomba etrusca di tipo arcaico dove
è ancora visibile il giaciglio per la salma, al centro del quale
è stata realizzata una vaschetta di difficile interpretazione.
La sua forma insolit, unita alla presenza di alcuni fori laterali,
farebbe pensare che la tomba sia stata trasformata nel Medioevo
in un "follone", ovvero in un macchinario utilizzato per rendere
più compatti e morbidi i tessuti di lana. Se così fosse, si
tratterebbe del primo ritrovamento di questo genere nel quartiere
medievale e confermerebbe il contenuto di alcuni antichi documenti
in cui si parla della presenza in questa zona di molte "folloniche".
Ancora coperte di mistero sono invece le ultime due grotte del
percorso. Riportate alla luce nel 2002, presentano una serie
di riutilizzazioni e trasformazioni che rendono difficile risalire
alla destinazione d'uso originaria dell'ambiente: c'è chi ipotizza
un allevamento di animali, chi una enorme cisterna mai ultimata,
chi una conceria e chi addirittura una necropoli. La presenza
di due nicchie con una vaschetta laterale, infatti, potrebbe
far pensare ad una necropoli rupestre. Tra i ritrovamenti di
epoca etrusca vi è anche una grande cisterna costruita per raccogliere
l'acqua piovana. La parete interna fu rivestita con il tipico
intonaco impermeabilizzante "a cocciopesto": l'acqua veniva
raccolta dai tetti attraverso dei tubi in terracotta e raggiungeva
il serbatoio dopo aver attraversato uno strato di materiale
filtrante. La cisterna venne poi tagliata durante il Medio Evo
per realizzare la scala di accesso alla cantina sottostante:
la scala infatti presenta il tipico "scendibotte", costituito
da una coppia di scivoli laterali utilizzati per far rotolare
in basso le botti di legno. Non va dimenticato, infatti, che
molte delle numerosissime cavità orvietane sono da sempre utilizzate
come cantine, visto che possiedono ancora oggi le tre caratteristiche
fondamentali per una buona conservazione del vino, ossia temperatura
costante tutto l'anno, buio e silenzio. Curioso scoprire come
uno degli ambienti sotterranei di via della Cava sia stato persino
adattato a fornace, per la produzione dei cosiddetti "lustri",
pregiate ceramiche rinascimentali famose per l'iridescenza dei
colori e la bellezza dei riflessi. Nel primo locale del percorso
ipogeo, utilizzato come laboratorio di ceramica, si possono
ancora vedere i resti di un forno di cottura scavato nel tufo
della rupe orvietana. La scoperta di questa fornace, avvenuta
nel 1985, ha potuto dimostrare che ad Orvieto si produceva maiolica
anche nel XV secolo. Particolarmente interessanti sono gli strumenti
di lavoro, come gli stampi in terracotta e in pietra, gli arnesi
da tornitore, i treppiedi e le "case" per la seconda cottura,
oltre ad alcuni resti di "fritte" e ossidi utilizzati per la
smaltatura e la decorazione delle ceramiche. Tra gli innumerevoli
usi e riusi che le grotte hanno subito nel corso dei secoli,
ricordiamo che per la loro conformazione e per la sicurezza
che garantivano, durante la seconda guerra mondiale vennero
utilizzate come rifugio antiaereo.
con recapiti, orari, informazioni utili e molte foto del
presepio e delle grotte
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