La grande grotta

ventisette secoli di storia e di trasformazioni cancellati per costruire un muro

La cava e il “Pozzo n°2”

L’ultima grotta è la più grande dell’intero percorso e il suo soffitto irregolare, che segue le fessure naturali della roccia fino ad una altezza di 14 metri, fa ritenere che si tratti anche della più antica.
Quando, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, fu realizzato il grande muraglione che sostiene la via sovrastante e che costituisce la parete destra della grotta, tutto il tufo necessario fu estratto direttamente da qui e quella che era una rupe aperta verso l’esterno con più livelli di grotte, divenne un’unica grande cavità.
Sono ancora visibili i segni dei cunei per l’incisione dei blocchi e le sfaldature del tufo dovute all’attività estrattiva, che ha cancellato gran parte delle testimonianze etrusche, medievali e rinascimentali presenti.
Restano tuttavia ben leggibili i segni di una stretta scala di accesso, posta nella parte più alta della grotta, diverse nicchie di differenti epoche, dei piccoli canali ed alcune vasche, spesso ancora intonacate.
Il ritrovamento più importante è forse costituito dal fondo di un pozzo, nella parte centrale della grotta; le rovine sette-ottocentesche non permettono di stabilire se sia stato una cisterna, un silos per il grano, un pozzo votivo o semplicemente l’inizio un’opera incompiuta.
L’uso del “Pozzo numero 2” sembra quindi condannato a rimanere nel mistero.

Curiosità

  • Diversi archeologi hanno suggerito molteplici ipotesi alternative sull’uso originario di questa grande grotta, come un allevamento di animali, un’enorme cisterna mai ultimata, un insediamento abitativo, una follonica, una conceria e perfino un impianto termale.
  • Dal 23 dicembre fino alla domenica successiva all’Epifania, la grande grotta del Pozzo della Cava ospita la scena finale del Presepe nel Pozzo, realizzato con personaggi animati a grandezza naturale, proponendo ogni anno un nuovo tema ed un nuovo allestimento.