Un QR-code al collo dei primi cristiani e Ponzio Pilato che si interroga sull’intelligenza artificiale non sono che due degli elementi di assoluta contemporaneità inseriti all’interno del nuovo allestimento del Presepe nel Pozzo, che sarà visitabile ad Orvieto fino al prossimo 11 gennaio.

Le grotte del complesso archeologico del Pozzo della Cava, nel quartiere medievale, infatti, ogni anno si animano di realistici personaggi semoventi a grandezza naturale, che danno vita ad un suggestivo presepio, ogni volta diverso.

Quest’anno, la narrazione di Ponzio Pilato, il prefetto della Giudea, è inframezzata da installazioni con elementi in rete metallica, specchi sferici, DVD mescolati a reperti storici, quadrati magici, una scultura in ferro di Moreno Biritognolo dal sapore escheriano ed un anamorfismo generato con l’intelligenza artificiale.

«Accostare il QR-code al quadrato del “SATOR” mi è venuto spontaneo -dichiara l’autore- perché si tratta di due quadrati “magici”, uno perché si può leggere in molti modi, l’altro perché, se scansionato, può dare l’accesso ad infinite informazioni. Naturalmente un pizzico di ironia mi ha fatto collocare il codice scansionabile in un punto dei sotterranei in cui non c’è campo, sfidando i visitatori a risolvere l’enigma del SATOR con i propri mezzi, senza far ricorso sempre e comunque alla tecnologia».

Proprio di nuove tecnologie, ed in particolare di motori di ricerca e di intelligenza artificiale parla il nostro Pilato, che interroga i visitatori sul valore del ricercare, concentrandosi sulla ricerca della verità e confrontando il suo tortuoso percorso tra anagrammi ed enigmi e la rapidità con cui saremmo in grado di arrivare alla soluzione con i mezzi attuali.

Sorprendente, oltre ogni possibile aspettativa e previsione, l’accoglienza del pubblico, che ha affollato nel lungo ponte di Natale il nuovo allestimento. Molti si sono dichiarati commossi dalla storia e dalla suggestione dell’allestimento e hanno apprezzato anche questi balzi nella contemporaneità, a sottolineare l’universalità e l’attualità del messaggio di Pilato sulla ricerca della verità.

«Il complimento migliore che si possa ricevere -dichiara sempre l’autore- e vedere le persone emozionarsi. Quest’anno l’esperienza è più immersiva che mai, con un allestimento complesso ma lineare allo stesso tempo, ricco, quasi ridondante di simboli e spunti di riflessione. Davvero diverso da tutti i presepi precedenti. Ammetto che allestire un presepio che comincia dalla crocifissione e finisce col Cristo risorto, con un Gesù Bambino luminoso che traccia la via verso la verità e la vita, trasformando l’ultima grande grotta in una gabbia quasi vuota è stata una scelta folle.  Ma forse è stato proprio questo approccio così contemporaneo che ci ha aiutato a colpire le persone con la vista, per arrivare alla testa e al cuore. Grazie infinite a chi è venuto e a chi verrà».

L’inizio di Umbria Jazz Winter con la nuova collocazione fa ben sperare anche per il prossimo ponte di Capodanno.